di Giuseppe Carroccia—-

Si è concluso con una alta percentuale di adesioni, le metro chiuse, il traffico impazzito, lo sciopero in Atac proclamato da Usb e Orsa contro i carichi di lavoro insostenibili, per la sicurezza del personale, politiche salariali e indennità adeguate, salute del personale con interventi su mezzi, ambienti di lavoro, gallerie delle metropolitane salubri. Tutte questioni, specialmente quest’ultima, che riguardano anche il benessere dei viaggiatori pendolari.

Anche in questa occasione c’è stato un presidio dei lavoratori come lo scorso venti settembre. Stavolta invece che davanti la Direzione Atac, si è svolto davanti l’Assessorato alla mobilità, chiamando direttamente in causa le responsabilità della giunta Gualtieri.

E’ il quarto sciopero in poco più di un mese che vede coinvolti gli autoferrotranvieri segno che la misura è colma e la voglia di lotta esonda come un fiume in piena. Rotti gli argini della rassegnazione, della paura, del costo economico che ogni azione di lotta comporta.

Stessa volontà tra i ferrovieri del personale di macchina e viaggiante delle ferrovie, giunti il 12 ottobre al sesto sciopero organizzato dall’ Assemblea Autoconvocata con l’appoggio di tutti i sindacati di base.

Anche stavolta sono stati minacciati di precettazione. Alcuni contattati personalmente.

“Se scioperi puoi essere multato”

“Di quanto sarebbe questa multa?”

“Può arrivare anche a 400 euro!”

“Siamo macchinisti e capotreni delle Ferrovie dello Stato. Mica pulciari come voi. Preferiamo pagare la multa e scioperare”

Più o meno questo il tenore delle risposte.

Ministro e Commissione dopo le figuracce degli ultimi mesi hanno poi rinunciato alla precettazione e le alte adesioni hanno bloccato il traffico ferroviario di domenica per evitare disagi ai pendolari.

Visto da qui, la dignità non è in vendita.