di Matteo Di Giuseppe—-
Venerdì 16 ottobre, nel quartiere Don Bosco a Roma, il Circolo L. Longo Cinecittà-Quadraro di Rifondazione Comunista ha promosso un banchetto per la raccolta firme a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare (LIP) “1% Equo – Imposta sui grandi patrimoni”.
L’iniziativa ha riscontrato curiosità e interesse da parte dei passanti. Tra le strade del quartiere, le ragioni della proposta si sono intrecciate direttamente con il vissuto quotidiano della popolazione, che avverte ormai le disuguaglianze sociali come insostenibili, esasperate dall’inflazione, dal caro vita e da una crisi abitativa sempre più soffocante.
Quando i comunisti riescono a sintonizzarsi con la concretezza delle condizioni materiali e con la quotidianità della popolazione, ritrovano la propria funzione storica. Una funzione che appare quanto mai cruciale in questo momento storico: il “riarmo” in corso non rappresenta infatti soltanto l’espressione del delirio distruttivo e disumano di Stati e dei loro leader sempre meno democratici e sempre più autoritari, ma anche il modo attraverso cui il capitalismo finanziario-monopolistico tenta di aggirare la propria crisi strutturale, ribadendo i diritti di profitti e rendite ai danni dei lavoratori. Il riarmo non produce beni di consumo per la popolazione, è evidente, e non è la via obbligata per creare occupazione: dati alla mano, dobbiamo smontare questa narrazione, ribadire che il riarmo è uno strumento del capitale finanziario-monopolistico che non genera nuovo lavoro (emblematici il caso della riconversione industriale di colossi come Volkswagen, dove appena 150mila posti di lavoro su 700mila rischiano di essere riassorbiti, e i dati sui posti creati per miliardo di dollari di investimento: appena 11.000 nel militare, contro i 17.000 nella sanità e i 26.000 nell’istruzione).
La nostra proposta della LIP per la tassazione dei grandi patrimoni va nella giusta direzione perché è il primo momento di una lotta organica che può e deve essere sviluppata a ritroso, dal piano redistributivo alla distribuzione primaria della ricchezza tra capitale e lavoro: reintroduzione dell’indicizzazione dei salari all’inflazione, la tassazione degli extraprofitti, insomma rilancio del controllo popolare sull’economia, dall’economia di guerra all’economia sociale, per il salario, la casa, l’istruzione e la sanità pubblica.
È questo il programma che deve guidarci nell’autunno di mobilitazioni e scioperi generali iniziato in tutta Europa e che ci aspetta, saldando la battaglia per l’economia sociale alla lotta contro il riarmo, madre di tutte le speculazioni: non siamo tutti sulla stessa barca, e sappiamo da che lato stare.
