di Giuseppe Carroccia—- 

Sciopero nazionale dei ferrovieri dalle 21 di lunedì 7 settembre alle 21 di martedì 8 proclamata dai sindacati di base, il primo dopo la franchigia estiva in cui non è possibile scioperare.

Le motivazioni riguardano sia le principali questioni legate all’ultimo rinnovo contrattuale su salario, orario, turni e sicurezza sul lavoro che sono state completamente disattese. Una vertenza che si trascina da anni, con decine di giornate di sciopero, sospensioni, rinvii e precettazioni che rendono difficile chiudere positivamente le vertenze aumentando tra l’altro la rabbia dei ferrovieri e i disagi per i viaggiatori.

Altro punto della vertenza la decisione del governo di non mettere a gara a lotto unico il servizio Intercity, ma procedere a una lottizzazione che di fatto renderà il servizio privatizzato e in via di esaurimento. Un servizio utilizzato soprattutto per i costi inferiori rispetto all’Alta Velocità da giovani, pendolari su lunghe e medie distante, classi popolari.

Il meccanismo del lotto unico garantirebbe invece la tenuta del servizio. Nel Lazio nel 2005 fu proprio grazie al lotto unico che venne fermato il tentativo della giunta di destra di privatizzare il trasporto regionale.

Buona parte dei treni Intercity partono o attraversano Roma e la nostra regione.

Comunicati di condanna delle decisioni del governo sono venuti da tutti i sindacati anche se solo quelli di base hanno proclamato lo sciopero. Un comunicato è stato fatto anche dal Coordinamento nazionale dei lavoratori del trasporto di Rifondazione Comunista.

Una azienda in crisi di direzione politica dopo le dimissioni del Presidente del Gruppo Fs caldeggiata dal peggior ministro dei trasporti della storia italiana, con la rete bloccata dalla scarsa manutenzione e dai lavori programmati senza criterio per non perdere i finanziamenti del Pnnr che taglia uno dei servizi più importanti, specialmente per il Mezzogiorno.

Inoltre uno sciopero importante perché apre la stagione delle mobilitazioni dei lavoratori del trasporto che vedrà un momento importante nella giornata del 30 ottobre con il blocco internazionale dei porti contro l’invio delle armi.

Un modo efficace per pretendere l’applicazione concreta dell’articolo 11 della Costituzione, una dimostrazione che sarà la lotta di classe a poter fermare la guerra.

Che la ripudia veramente.

Il treno del movimento riparte per tornare a bloccare tutto.