di Loredana Fraleone—-
Si chiamava Iurii Kulba ed entrerà come un numero nelle statistiche dei morti sul lavoro, un numero come tanti, troppi in Italia e nel Lazio, dove si registra un aumento costante di quelli che vengono definiti infortuni, ma somigliano sempre più a omicidi, stante il problema della mancanza di sicurezza, che non riesce a diventare un adeguato impegno delle imprese, di chi legifera o dovrebbe far rispettare le leggi che già esistono attraverso controlli sempre meno frequenti.
Proprio nei giorni passati gli ispettori del lavoro hanno scioperato, per ragioni di carattere economico, ma anche per la mancanza di assunzioni, che mettano in grado di esercitare i controlli necessari.
Iurii Kulba, manutentore delle ferrovie, a soli 35 anni lascia una moglie e due figli piccoli, una famiglia privata, a questo punto, anche del sostegno economico. Iurii stava lavorando di notte sulla tratta ferroviaria Civitavecchia – Tarquinia, quando intorno alle 2,30, mentre stava operando al risanamento del binario, è stato colpito dal macchinario col quale lavorava.
Più volte abbiamo segnalato la crescita degli “infortuni” nel Lazio, che nel primo semestre di questo 2025 sono stati 14.417, l’11,66% in più rispetto al primo semestre dello scorso anno.
Il dato riguarda di più le piccole imprese, dove cresce la frequenza degli infortuni mortali. Piccole imprese che sono le più coinvolte nelle filiere degli appalti e subappalti.
A fronte di questo bollettino di guerra, il piano regionale per la salute e sicurezza, che dovrebbe attivare la prevenzione, è fermo, non costituendo evidentemente per la Regione Lazio una priorità.
