di Giuseppe Carroccia—-

Ciclisti nella lingua italiana non significa solo i corridori delle gare professionistiche, dilettantesche o amatoriali. O quelli che si spostano in bicicletta che così vengono nominati sul codice della strada o nei verbali dopo un incidente stradale. A differenza degli arrotini o dei gelatai ambulanti che hanno l’onore di un nome specifico.

Ciclisti sono anche i meccanici che riparano le camere d’aria, le gomme dopo una foratura, punzonano le bici da corsa, aggiustano i rapporti del cambio, registrano i cerchi delle ruote con il tiraraggi, ordinano in fabbrica i telai su misura usando un apposito misuratore, risolvono i mille problemi per gli appassionati. Animati della stessa passione.

In ogni cittadina, quartiere, contrada ne potevi trovare almeno uno. Il Ciclista. Il negozio del ciclista. Che in genere vende biciclette di tutti i tipi, i tricicli per i bambini e le prime bici con o senza rotelle sognate per mesi davanti alla vetrina.

Nel settimo municipio negli ultimi anni stanno chiudendo quasi tutti. Qualcuno come quello su via dell’Acqua Bullicante a Torpignattara nel Sesto ha resistito in una mezza saracinesca fino allo sfinimento, altri prima del tempo per una malattia dell’esercente, altri per la crisi del Covid, per raggiunti limiti di età, qualcuno per la concorrenza delle più alla moda bici elettriche che infatti aprono qualche negozio e si attrezzano per fare riparazioni anche loro. Soprattutto però sono stati  gli aumenti dei costi fissi, gli affitti in particolare e la concorrenza dell’E Commerce.

Ultimo in ordine di tempo a chiudere Olmo-La Biciclissima in via Alghero, vicino piazza Lodi che in questi giorni sta svendendo fino a esaurimento le rimanenze del negozio.

Prima di lui Messina in viale Anicio Gallo per la morte improvvisa dell’infaticabile Claudio, appena diventato nonno, che faceva la folla di clienti e appassionati per vederlo lavorare. Mestiere imparato dallo zio, corridore di buon livello.

Bacco in via Assisi vicino la stazione di Roma Tuscolana, da due generazioni, il capostipite veneto con i suoi 8 figli, una squadra che risolveva ogni problema. L’ultimo ormai ultrasettantenne ha deciso di lasciare per avere un po’ di tempo per fare anche lui qualche passeggiata in bici. Niente di faticoso, sui 100 chilometri.

Oltre a un altro paio vicino Don Bosco, ha chiuso due anni fa il più conosciuto a Cinecittà: Liberati. Aperto nel 1957 da Primo, è stato gestito dopo la morte del fondatore dal figlio Francesco, Checco e la figlia Silvana. Anche loro chiudono per l’avanzare dell’età, orgogliosi di aver fatto felici migliaia di ragazzini e i loro genitori, dell’affiliazione con la As Roma, dell’associazione Claudio Villa cliente scrupoloso, che ogni anno organizzava la Roma- Ostia- Quadraro con arrivo davanti al monumento del Rastrellamento. Ma ci sono anche novità positive. All’isola pedonale di via Flavio Stilicone ha aperto una officina di riparazione legata all’associazione Amici della bicicletta. Si possono portare a fare riparazioni e anche la messa a punto delle bici d’epoca, fino agli anni Settanta, rigorosamente con il cambio sul telaio per affrontare le salite polverose dell’Eroica che si corre sulle strade bianche toscane in autunno.

Anche la ciclo officina del Corto Circuito ha chiuso provvisoriamente i battenti, ma i compagni contano di riaprirla.

Il Bar Coppi, nome omen, al Quadraro Vecchio, aperto con i soldi sequestrati alla criminalità organizzata, tra le molte iniziative, libreria, teatro, incontri con Libera, ospita una ciclofficina con vendita di biciclette e oggetti d’epoca.

Sia pur non senza difficoltà un pezzo della memoria lavorativa di questo paese trova il modo di resistere e di trovare nuove forme di presenza e di sopravvivenza. Un po’ come fanno i tanti giovani che provano a reinventarsi contadini, meglio agricoltori.

La profezia di Pasolini che finiti i contadini e gli artigiani l’Italia sarebbe inesorabilmente regredita forse può essere contrastata. E poi c’è la classe operaia che sempre rialza la testa. Ciclicamente, appunto.