di Loredana Fraleone—-

La morte del ventiduenne Andrea Moretti, precipitato per dieci metri mentre era impegnato nei lavori di ristrutturazione dell’illuminazione del Colosseo, ha colpito in modo particolare l’opinione pubblica. Il luogo dove è avvenuta la tragedia ha acceso sicuramente l’attenzione sull’ennesima morte sul lavoro nell’ambito di un’impresa di subappalto, ossia in un sistema dove dalla frequenza di “incidenti” più o meno gravi si evince una carenza, se non assenza, di quelle norme di sicurezza che dovrebbero scongiurare infortuni ed esiti mortali.

Il motivo di questa frequenza è facilmente comprensibile se si considera che nei primi 5 mesi del 2026 i morti sono stati 29, di cui 22 solo a Roma.

La Corte di Cassazione ha chiarito, a suo tempo, che dall’entrata in vigore del d.lgs. 494/1996, in caso di subappalto, il dovere di sicurezza che spetta al datore di lavoro e l’eventuale responsabilità penale entra in relazione anche con il committente.

Nel caso dell’infortunio del Colosseo, il committente è il Ministero della Cultura e questo spiega la visita sollecita del Ministro Giuli al luogo dove il ventiduenne operaio “rocciatore” ha trovato la morte. Una visita che sarebbe stata più utile durante i lavori per controllarne la sicurezza.

Il Colosseo è diventato una macchina che produce soldi, anche senza la visita al resto del parco archeologico che ne raddoppia il prezzo, il biglietto supera i 20 euro, e le macchine che producono soldi non si possono fermare, neanche di fronte ad un evento così doloroso come le fine di una giovane vita. Su questo è sorta una polemica tra il ministro Giuli e la CGIL, rispetto alla tardiva chiusura degli ingressi.

La CGIL però ha imbastito una polemica che va oltre la mancanza di rispetto per la morte del giovane operaio, mettendo in discussione il sistema del subappalto, una vera fonte di infortuni all’interno della catena dei profitti, che man mano a quel livello si riducono e troppo spesso i guadagni sono legati al risparmio sulla sicurezza di chi lavora.

Ora s’indaga sulle cause della caduta del povero Andrea, per verificare l’aggancio alla fune, la scarsa illuminazione, il motivo dell’assenza dell’operatore di supporto, ma se non si mette mano a controlli sempre meno frequenti, all’abolizione dei subappalti, questa morte non sarà l’ultima.