di Daniela Alessandri—-
Venerdì 18 ottobre, a Roma, oltre 20,000 persone hanno attraversato la città: bandiere della CGIL, CISL e UIL, striscioni di RSU da tutta Italia hanno reso visibile finalmente la protesta del settore auto, contro la distruzione di aziende e posti di lavoro.
La produzione auto nel nostro paese è crollata, malgrado il fiume di soldi pubblici elargiti a Stellantis (prima Fiat): sono stati persi migliaia di posti di lavoro e altri sono a rischio. Nel Lazio, ad esempio, lo stabilimento di Stellantis di Cassino ha mandato in sofferenza , oltre che i lavoratori e le famiglie coinvolte, anche tutto l’indotto localizzato nella provincia di Frosinone.
Rivendicare piani industriali, insediamenti, produzioni compatibili e garanzie occupazionali non basta più: è solo con un nuovo modello economico e sociale con al centro le persone e l’ambiente, e non gli interessi degli azionisti, che sarà possibile uscire da una crisi ormai di carattere mondiale.
Lo sciopero del 18 ottobre, la lotta dei metalmeccanici del settore auto è centrale nel modello economico italiano: questa crisi creerà un effetto domino su tanti altri settori produttivi.
Occorre, quindi, che questa lotta ponga le basi per la costruzione del percorso verso un grande sciopero generale!
