di Loredana Fraleone—-
Anche nel Lazio l’occupazione stabile sta subendo una progressiva decrescita a fronte di assunzioni sempre più precarie.
I dati dimostrano, infatti, che una quota consistente di lavoro sia ormai a ore, quindi in una forma di precarietà che causa povertà e mancanza crescente di sicurezza, oltre alla continuità pressoché inesistente visto che il 60% dei contratti è inferiore a un mese di durata. Questo dovrebbe smorzare gli entusiasmi del governo centrale e del Presidente della Regione Lazio, che spacciano per aumento dell’occupazione quello che invece è un aumento della povertà di lavoratori e lavoratrici. Lo sostiene persino uno studio della Banca d’Italia certamente non sospetta di anticapitalismo.
Ci raccontano che in certi settori non si trovano disponibilità al lavoro, omettendo il fatto che le offerte spesso durano un solo giorno.
Il segretario della CGIL Lazio, Di Cola, fa notare che su dieci contratti quattro durano un giorno e il 40% delle lavoratrici e dei lavoratori dei settori privati non supera i 15mila euro di retribuzione lorda, ricoprendo spesso mansioni al di sotto delle loro competenze.
E’ chiaro come una situazione di questo tipo, al di là delle fanfare fatte suonare da chi governa la Regione, non solo non migliora ma peggiora le condizioni di buona parte della popolazione e non contribuisce certo alla ripresa economica del Lazio, come del resto d’Italia, di cui il PIL del Lazio è importante componente.
