di Marco Gemignani—-
Nel 2006 un ciclista romano, Marco Pierfranceschi, ebbe l’idea di mettere insieme una serie di passaggi nei parchi al margine del centro storico collegandoli tra di loro per arrivare ad una circonvallazione ciclabile intorno al centro.
Pezzi di percorsi, talvolta in zone degradate, consentivano di evitare strade trafficate e di unire l’utile al dilettevole bei posti per pedalare per diletto ma anche fare in modo ben diverso il percorso casa lavoro. Nasceva così il GSA, Grande Sentiero Anulare, di circa 50 km con una versione extra large anche sulla riva destra del Tevere di circa 80 km.
La storia completa in questo link: https://mammiferobipede.wordpress.com/2023/12/23/cera-una-volta-il-gsa/?fbclid=IwAR1-SmMj-WDHQ9eYP50CCteIKDo2Nzk1pfrjyr9-HvEvSk2YqcyIaipqki0
Si trattava di un’idea che veniva dalla pratica esperienza di chi a Roma in bicicletta ci andava, che sarebbe costata pochissimo, non impattante e realizzabile in poco tempo. Ovviamente non poteva andare bene e, soprattutto per l’azione di Lega Ambiente, è diventata il Grande Raccordo Anulare delle Biciclette.
Da un sentiero si è passati a una ciclovia a doppio senso di tre metri di larghezza, la spesa da meno di uno a decine di milioni di Euro, e dal 2006 non c’è ancora NULLA sul terreno. Ma tanti annunci e tante cose collaterali, dal link che segue si può vedere che cosa è diventato.
https://romamobilita.it/it/progetti/pumsroma/grab-ciclovia-romana
Il percorso non è più un raccordo, ma passa per il centro, alterna pezzi nei parchi a km nel traffico, riesce a non essere molto utile né alla mobilità né al turismo, specialmente nella zona Est è tutt’altro che lineare.
Per giunta GRAB in tedesco vuol dire tomba, vuol essere un’attrattiva per il turismo, ma per un berlinese potrebbe essere un nome un po’ respingente.
Le criticità vengono eluse e non risolte, in particolare contro il passaggio dentro villa Ada si erano mobilitate molte associazioni, in particolare WWF ed Italia Nostra. Pensare di far passare una ciclovia da decine di milioni in un parco chiuso durante la notte, trasformare vialetti in sedimi attrezzati di 3 metri non pare essere stata una grande idea, infatti ora pare che passerà esternamente; lo stesso discorso vale per la Caffarella.
Il GRAB ricorda l’infelice gigantismo di altre megastrutture ciclabili come Vento (Venezia Torino) lungo il Po, progettata dal politecnico di Milano, e la ciclovia del Garda, pochissimi km con costi paragonabili a quelli di un viadotto autostradale, già inguaiata da frane, di cui ci parlava una puntata di Report.
Apparentemente l’associazionismo ciclabile a Roma sembra succube della logica dei finanziamenti da non perdere a costo di realizzare, ma per ora solo a parole, qualcosa di poco utile a voler essere benevoli e certamente con costi altissimi, anche se quello che servirebbe a Roma per lo sviluppo della mobilità ciclabile è sicuramente altro. La repressione della doppia fila ed in genere della sosta vietata in particolare alle fermate degli autobus, che certamente gioverebbe non solo ai ciclisti ma ancor di più ai pedoni, così come la repressione dell’eccesso di velocità sarebbero le prime misure da prendere e poi favorire l’intermodalità e l’uso della bici con bici parcheggi degni di questo nome. E non c’è bisogno di prendere esempio da Amsterdam basta vedere il biciparcheggio alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze o quello di Venezia Mestre. E naturalmente a quel poco di infrastrutture che negli anni si sono realizzate andrebbe fatta la manutenzione.
