di Giuseppe Carroccia—-
Come promesso domenica a Porta San Paolo, alla provocazione israeliana contro la Flotilla al porto di Tunisi è stata immediata, ieri sera, la risposta di Roma con una manifestazione organizzata in poche ore davanti all’ingresso principale della Sapienza, dove già in mattinata gli studenti di Osa si sono accampati con le tende.
Piazzale Aldo Moro in pochi minuti dopo le 19 si è riempito ed è partito un corteo fitto e determinato di giovani e giovanissimi che gridavano slogan contro il genocidio e per lo sciopero generale.
L’immagine di forza e determinazione del giovane portuale Calp di Genova hanno inciso profondamente nelle menti di questa nuova generazione per la quale scripta volant, video manent. Un breve discorso che conoscono a memoria: non provate a fermarci, abbiamo la forza per bloccare tutto.
Questa consapevolezza orgogliosa nasce anche dal fatto che i lavoratori sentono nella pancia che i rapporti di forza nel mondo stanno cambiando, che i padroni e l’imperialismo che li sostiene non sono invincibili, che si può resistere come fanno i palestinesi, che davvero la loro lotta è la nostra.
Una sensazione opposta a quella che visse la generazione precedente dopo la fine dell’Unione Sovietica e del Pci, la fine della Storia come teorizzavano i pennivendoli del liberismo, intendendo la fine della nostra storia, quelle delle classi subalterne, del movimento operaio. Un terreno favorevole per iniettare l’eroina della sfiducia e della rassegnazione.
Facciamogli sentire oggi noi il fiato sul collo, che stiamo tornando, che siamo sempre la classe lavoratrice che è stata protagonista della Resistenza più forte nell’Europa occidentale. Cominciamo a uscire dal tunnel della sconfitta.
Stiamo già cominciando a farlo.
Lo vedi nei sorrisi dei compagni e delle compagne più anziani che reggono lo striscione della sezione Anpi Nido di vespe; negli sguardi dei sindacalisti di base ai margini del corteo che hanno contribuito a organizzare; nelle tante persone che applaudono dalle finestre spalancate, qualcuna sventolante la bandiera palestinese; nel tassista che trascina la fila delle macchine bloccate dal corteo in un concerto di solidarietà a colpi di clacson ritmati come allo stadio; nella giovane tranviera alla fermata dei Laziali che usa il fischio del tram per farci sapere che sta con noi e una volta partita prima timidamente poi con convinzione saluta col pugno chiuso fuori del finestrino; nella coppietta all’ Osteria di sanlorenzo che si affretta a chiedere il conto per mischiarsi alla murga che suona fischia il vento e bella ciao.
Tanti piccoli e grandi segnali durante il corteo di diecimila persone che sembrava non volersi più fermare.
Dopo una breve pausa a Piazza Vittorio, in cui è intervenuta dal camion la rappresentante dell’equipaggio di terra della Flotilla, si è tornati a San Lorenzo riattraversando per la seconda volte il tunnel sotto la ferrata che evidentemente non ci fa più paura.
Alla fine verso le 22.30, dopo aver sfilato per quasi tre ore, non sapendo dove andare a sbattere, la testa del corteo si infila in una stradina che costeggia via dello scalo e si fronteggia per qualche minuto con i poliziotti dai caschi blu. Dietro la coda senza capo si è sfilacciata per il continuo arrivo e partenza di nuovi manifestanti, senza servizio d’ ordine, ma ugualmente disciplinatamente ritorna indietro. Per una birretta o un gelato da Fassi. Noi che non stiamo sotto le bombe come a Gaza e possiamo vivere in pace, per ora.
Pronti quindi domani a riscendere in piazza perché se toccano una toccano tutti. Perché non ci fate paura e ci stanno tornando la forza e il coraggio.
