di Giuseppe Carroccia—-

Mentre l’esercito israeliano ha iniziato l’invasione di Gaza e lo smembramento della Cisgiordania precipitando ancora di più la popolazione palestinese nella disperazione più nera e indicibile, il silenzio del Sindaco Gualtieri e della Giunta capitolina incapaci persino di votare una mozione che riconosca lo stato palestinese come in questi giorni ha fatto persino l’Onu col voto dell’Italia, assume definitivamente la natura di una colpa imperdonabile.

I romani e le romane non glielo perdoneranno e le numerose e sempre più partecipate iniziative di solidarietà col popolo palestinese hanno anche il significato di salvaguardare la dignità e la moralità della città al mondo che è sinonimo di Storia.

Tra le tante che si sono svolte questa settimana due presidi hanno avuto il merito di mettere al centro le questioni fondamentali.

La prima organizzata dalla Rete Antisionista proprio al Campidoglio dove la giovane palestinese Maia Issa ha chiesto con fermezza la rottura degli accordi commerciali di Acea con la società israeliana che ha il monopolio della distribuzione dell’acqua in Palestina e asseta la popolazione; e delle Farmacie comunali di Roma con la multinazionale del farmaco Teva a cui oltretutto la Regione Lazio da oltre 10 anni ha concesso l’esclusiva per alcuni farmaci generici rimborsati dalla Sanità regionale. Francesca Perri dei Sanitari per Gaza ha ricordato quale è oggi la condizioni di medici e infermieri a Gaza dove non si spara solo sulla Croce Rossa, ma proprio sugli ospedali, su medici e pazienti.

Davanti alla Direzione della Fabbrica di armi Leonardo presidio organizzato da Stop Rearm Roma per denunciare l’aumento immotivato e devastante per la tenuta sociale delle spese militari motivo per cui i gruppi finanziari europei e le marionette che li servono stanno trascinando il continente in una guerra contro la Russia utilizzando i più inverosimili pretesti come i recenti attacchi di droni appiccicati con lo scotch a pollai polacchi.

Ma è anche evidente che trascinati dal protagonismo dei lavoratori, in particolare i portuali di Genova, a cui si sono associati con spirito di emulazione di classe anche quelli di Livorno e di Civitavecchia, la maggioranza del popolo italiano e una nuova generazione comincia a mobilitarsi in difesa della Global Sumud Flotilla che ha saputo come un rompighiaccio spezzare il gelo della rassegnazione e dell’impotenza.

Come sempre in tutte le iniziative, con le sue bandiere e striscioni, ondeggia la zattera di Rifondazione Comunista con la sua ciurma irriducibile e inaffondabile.