di Roberta Cecili—-

Con il ritorno dalle vacanze tornano i classici proponimenti che riguardano il rimettersi in forma. Per la salute soprattutto che, visto come vanno le cose nella nostra Regione, è meglio mantenerla buona aiutandosi anche con  l’attività sportiva.

Considerata la possibilità di fare sport nei parchi, quindi e a costo zero,  se però vogliamo andare in palestra, quanto dobbiamo spendere?

Negli ultimi anni si è sviluppato un circuito di palestre a basso costo (circa 20 euro al mese) che offrono dei servizi di base ma non certo quelli che servirebbero a chi frequenta la palestra quindi, a meno che non si sia esperti, per tutti gli altri si alza il rischio di farsi male, per non parlare di un certo sovraffollamento perché i costi così ridotti per essere ammortizzati devono poter contare su un grande numero di abbonamenti. 

Se vogliamo avere un servizio più adeguato, e maggiori garanzie di essere “seguiti” da professionisti, dobbiamo rivolgerci alle palestre classiche che, però, offrono abbonamenti tra i 40 e gli 80 euro al mese, una somma che comincia a diventare un po’ pesante. 

E poi ci sono i circoli di fitness, dove l’offerta è senz’altro adeguata al prezzo mensile: non meno di 140 euro!

Questa è la situazione attuale che non tiene in considerazione il fatto che Roma, soprattutto, potrebbe ovviare al problema se solo investisse sul suo patrimonio di “circoli” (ben 150) che il Comune ha dato in gestione a privati e di cui molti, 26 per la precisione (tra cui gli esclusivi “Galoppatoio” o “Belle arti”), pur trovandosi nelle zone più ricche della città, hanno contratto un debito con il Comune pari a 25 milioni di euro per “mancato pagamento canone affitto”, debito che lo stesso Comune sta provando a recuperare  prima denunciando i gestori e poi mettendo i sigilli ai circoli. 

Da anni, quindi, assistiamo ad un’operazione tutta in perdita che allo stesso tempo non determina alcun “guadagno” da parte del Comune e causa un danno ad una parte di popolazione la quale, per difficoltà economiche,  non può usufruire del patrimonio pubblico che i circoli “in affitto” rappresentano. 

Nel mare magnum dei diritti violati quello allo sport ha un posto decisamente di rilievo se è vero, com’è vero, che l’attività fisica è alla base del benessere con tutto ciò che questo comporta, a partire dal contenimento, in termini numerici, di alcune malattie tipo quelle del sistema circolatorio o osteoarticolari. Questo dovrebbe essere l’impegno concreto delle amministrazioni cittadine, ridurre i fattori di rischio che ci fanno ammalare favorendo le attività sportive a livello gratuito o con poco impegno di spesa. 

Una soluzione, che ci permettiamo di suggerire all’Assessore allo Sport, potrebbe essere quella di inserire nel futuro bando per la gestione dei circoli sportivi di proprietà del Comune una clausola che preveda che una quota di abbonamenti sia “pro bono” ossia destinata a chi non può pagare, nel rispetto del diritto costituzionale all’attività fisica (art. 33 “La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”).

Siamo certi che i Signori della “Roma bene” non potranno che essere contenti che la loro quota mensile  di abbonamento ai circoli sportivi (cospicua se possibile) garantisca ai meno fortunati di poter usufruire di un bene che è e resta “pubblico”; la prenderanno come una forma di beneficenza che tanto fa bene alla loro coscienza, ça va sans dire!