di Giuseppe Carroccia—-
Ci voleva un ex studente dell’Itis G. Vallauri per riuscire a espandere e allargare la massima olimpionica di De Coubertin, l’importante è partecipare, per giungere invece alla fenomenale, ma filosofica conclusione che si può vincere senza manco giocare.
Il Seneca del Quadraro si chiama Fabio Betulli e ha scritto questa biografia “La mia vita a rincorrere un pallone” Palombi Editori 2025, pag 174, per dimostrare questa filosofia di vita, di gioco, di allenamento.
Ci riesce attraverso una scrittura semplice ma precisa in forma di intervista e a una memoria prodigiosa nel rincorrere i fatti, nel correre appresso a un album di personaggi dai più famosi come Walter Sabatini, Zeman, De Sisti a quelli che ricordano in pochi come Mister Alvaro Bottini il sergente di ferro del Bettini Quadraro.
Fabio ha giocato e poi allenato soprattutto nelle categorie giovanili tutte le squadre più blasonate di Roma dalla metà degli anni Settanta “quando nei giorni di allenamento sui banchi del Vallauri al posto dei libri spuntavano le borse e brillavano i nomi delle squadre di Roma sud, Almas, Bettini, Certosa, Romulea le più prestigiose”.
Non ha mai partecipato invece al Torneo Roma Junior Club organizzato dalla società giallorossa in cui si sfidavano le scuole della Capitale con finale allo stadio Olimpico quasi sempre appannaggio degli istituti tecnici e professionali. Vallauri, Giorgi, Severi.
Unica lacuna in una carriera esemplare a parte la macchia indelebile di un periodo alla Lazio di cui pure il tifoso giallorosso conserva un buon ricordo. E anche di lui i dirigenti biancazzurri.
La girandola di squadre che lo hanno visto protagonista come giocatore e poi allenatore ha reso necessario una appendice con una cronologia di tutta la sua ormai cinquantennale carriera sportiva.
Questo tratto nomade e un po’ zingaresco della sua attività non è dovuta a difficoltà di instaurare rapporti soprattutto con i ragazzi e i genitori, quasi tutti. Ma a una ricerca continua di innovazioni, di cambiamenti, di preparazione atletica originale arricchitasi anche dal diploma di Insegnante di Educazione Fisica, Isef, nonché di diversi brevetti da allenatore.
Per realizzare i suoi progetti sportivi e educativi su cui è molto determinato inevitabilmente si scontra con altre visioni e per raggiungere i propri obiettivi fonda e presiede diverse società, la più importante delle quali la Polisportiva Quadraro con la gestione di uno dei campi di calcio in assoluto più suggestivi: il Gerini Quadraro sotto gli archi dell’Acquedotto romano.
Le giornate sono troppe lunghe per la vulcanica voglia di sport e di solidarietà e quindi inizia in contemporanea una straordinaria avventura di attività nelle scuole. I numeri di bambini e ragazzi che hanno seguito i suoi corsi di calcio, basket, pallavolo ecc sono impressionanti. Decine di migliaia.
Molto forte l’impegno anche sul versante sociale. Da ricordare, tra le tante attività quelle con i ragazzi delle vele di Scampia con scambio di soggiorni.
Alla fine della lettura si capisce perché un modo diverso di praticare e organizzare lo sport popolare e per tutti fa vincere anche quando non si gioca. Perché si è cresciuti fisicamente e culturalmente, si diventa persone migliori.
Inutile dire che purtroppo oggi il modo prevalente è competitivo e impedisce una serena formazione, questo avviene in quasi tutti gli sport, fortemente nel calcio, dove si muovono più interessi e soldi.
Ma “lo sport più bello del mondo” non è del tutto mercificabile e oggi anche da consigliere del Settimo Municipio, il compagno Betulli, non smette di prendere iniziative, ricordando i vecchi campioni delle squadre di quartiere, organizzando partitelle con i bambini, con i vecchi palloni Santos.
I palloni della squadra di Pelè, di quando si giocava a pallone dall’alba al tramonto, il fischio finale lo davano le mamme dai balconi urlando: ”Te faccio nero se non sali a casa!”.
Ma l’eco rispondeva:” A Betù! Ma passala quella palla!”
