di Giuseppe Carroccia—-
Questo Giro d’Italia 2025 passerà alla storia oltre che per le imprese dei campioni del pedale, di Del Toro, Carapaz, Wout Van Aert e soprattutto per la straordinaria scalata di Adam Yates sul Colle delle Finestre che lo aveva visto soccombere nel 2018 e trionfare quest’anno, per la presenza ai cigli delle strade delle bandiere palestinesi e delle scritte sull’asfalto Free Gaza.
In tutte le 20 tappe prima della conclusione a Roma in ogni arrivo o partenza la televisione non poteva evitare di inquadrare le bandiere della Palestina, i cartelli e le scritte.
Anche a Roma, nella tappa più spettacolare in mondo visione non volevamo essere da meno.
Le compagne e i compagni si sono organizzati con diverse riunioni e all’appuntamento si sono presentati in diverse centinaia.
Il Gruppo più consistente circa duecento organizzato dalla rete antisionista, da Pap e dai giovani di Cambiare Rotta si era addirittura accampato con le tende dal pomeriggio di sabato dopo il corteo contro il decreto 1660 a piazza Numa Pompilio.
Un altro gruppo di un centinaio con la Bds e Rifondazione Comunista sul curvone nella discesa che dal Roseto comunale porta alla Fao, davanti al Circo Massimo. Tra l’altro esponevano il disegno di Stefano Salvi che abbiamo inserito in questo numero.
Queste due grandi macchie rosso verde bianco e nero erano molto visibili e rumorose. Sono state inquadrate ai primi giri, poi la regia li ha tagliati inquadrando o i primi piani dei ciclisti o inserendo riprese dall’alto delle meraviglie di Roma.
Altri si erano sistemati vicino al rifornimento nei pressi dell’Ambasciata Palestinese, davanti alle terme di Caracalla con la riproduzione di due grandi fette di cocomero e all’arrivo. Un gruppo di compagni di Monteverde sulla Cristoforo Colombo. Mentre la squadra All Reeds di Rugby sulla Rotonda di Ostia.
Tanti spontaneamente si erano sistemati lungo il percorso con singoli cartelli e bandiere. Molto visibili e più volte inquadrati un gruppo con un grande cartello Stop Genocidio.
Molti cartelli contro la presenza al giro della Israel Premier Tech, squadra ciclistica professionista finanziata da un magnate canadese, che ha corso il primo giro d’Italia nel 2018, l’anno che la partenza avvenne da Gerusalemme. Anche quell’anno il giro fini a Roma e in diverse centinaia parteciparono alla contestazione. Ma non fummo ripresi dalla televisione.
Quest’anno invece, nonostante i tagli effettuati dalla regia televisiva in ognuno degli 8 giri di 9 chilometri, con passaggi circa ogni 10 minuti che componevano il percorso le bandiere si sono viste in mondovisione, grazie anche all’intelligenza e determinazione dei manifestanti. Un gruppo in particolare che si spostava continuamente.
Insomma anche nella tappa romana la Palestina è stata protagonista a ricordare a tutti come cantavano i tifosi di calcio sugli spalti di Parigi “Nous sommes tous des enfants palestiniens”. Siamo tutti bambini palestinesi.
A dire che non si può vivere serenamente con il peso di questo genocidio nel cuore.
