di Maurizio Messina—-

Puntuale e impietoso come sempre è arrivato l’evento di presentazione del rapporto PENDOLARIA, presentato da Legambiente mercoledì 18 dicembre a Roma.

Presenti in sala e da remoto, oltre a Legambiente, funzionari di Trenitalia e RFI, il segretario Regionale CGIL Di Cola, l’assessore comunale alla Mobilità Patané, l’assessora regionale alla Mobilità dell’Emilia Romagna Priolo, e poi i Comitati Pendolari della Roma Lido e della Roma Nord, della Circumvesuviana ed altri del Piemonte e della Campania.

 L’importanza del lavoro fatto da Legambiente consiste nel mettere a nudo la verità e le cose che non vanno, spiegandone il perché e suggerendo proposte di intervento necessarie, normalmente ignorate da governo e istituzioni locali e dalle aziende di gestione, con il risultato finale che le cose non cambiano ed ogni anno i problemi rimangono irrisolti. Le analisi effettuate sulle singole linee non riguardano solo il numero di corse, i ritardi e le cancellazioni, ma anche i servizi di stazione: ascensori, scale mobili, aiuto ai disabili, pulizia, sicurezza, ecc…

 I dati parlano da soli e parlano chiaro: siamo ancora molto indietro rispetto ad un livello di decenza dei trasporti e questo è uno dei motivi per cui le persone hanno abbandonato il trasporto pubblico per ricorrere all’auto privata e questo genera incidenti, aria inquinata, stress. Roma e il Lazio sono in vetta a questa classifica di negatività, non solo per le due ferrovie ex concesse Roma Lido e Roma Viterbo, gestite da Astral e Cotral, ma anche per la situazione indecente della città, che rischia il tracollo con il Giubileo alle porte e le decine di persone che arriveranno nella capitale e avranno bisogno di spostarsi. E questo nonostante le vuote rassicurazioni di Patané secondo cui le cose stanno andando per il meglio. Stesso concetto sottolineato dai rappresentanti del gruppo FS, che hanno snocciolato numeri positivi sul numero dei treni, dei viaggiatori e della puntualità, dimenticandosi di giustificare il degrado del servizio negli ultimi mesi, che i viaggiatori conoscono molto bene.

 Di Cola ha sottolineato la vittoria portata a casa sul tema dell’aumento delle tariffe, che sarebbe stato uno schiaffo in faccia ai viaggiatori, visto il degrado del servizio di trasporto a Roma e nel Lazio. Ha sottolineato il diritto alla Mobilità e il fatto che le persone non si sentono ascoltate ed abbandonano il servizio pubblico.

 I Comitati Pendolari della Roma Lido e della Roma Viterbo sono stati a loro volta impietosi, mettendo il dito nella piaga e contestando la gestione della Regione, oggi come dieci anni fa, ai tempi di Zingaretti, e delle aziende (Atac prima, Astral e Cotral dal luglio 2022). I risultati positivi sono impercettibili, le anomalie invece sono ancora enormi. Sono partiti dai lavori lungo le linee, in ritardo biblico sulla Roma Lido (fine annunciata: primavera 2023, fine prevista dicembre 2025), sbattuto in faccia a RFI che cura i lavori, chiusura della tratta da Riano a Morlupo per la Roma Nord, 5.000 corse cancellate sulla Roma Nord, 47% di corse cancellate o in ritardo sulla Roma Lido nel 2023, contro il + 12% stabilito sul contratto di servizio

E poi: apertura nuove stazioni che slitta di mese in mese, ascensori e scale mobili fermi in molte stazioni, difficoltà a far imbarcare i disabili sui treni, parcheggi abbandonati e la lista potrebbe essere molto più lunga. Sui treni nuovi che dovevano arrivare a fine 2023 è caduto un velo di silenzio imbarazzante, anche per la penosa storia delle fidejussioni fantasma di Firema (azienda che costruisce i treni) in favore della Regione Lazio. I primi due arriveranno nel 2025? Mah!

 I pendolari sono contenti che sia rientrato l’aumento dei biglietti, sarebbe stata la mazzata finale al trasporto pubblico, e una nuova fuga verso l’auto. I pendolari l’avevano detto a muso duro sia a Comune che a Regione che erano pronti a mobilitarsi.

Partecipazione e trasparenza sono due questioni non formali per i pendolari: la partecipazione non è solo ricevere i Comitati da parte delle istituzioni e delle aziende di gestione per dimostrare quanto si è democratici, senza dar corso alle proposte presentate, partecipazione vuol dire ascolto, attenzione, valutazione dei temi e azioni conseguenti. Trasparenza invece vuol dire non nascondere i contratti di appalto per paura di essere giudicati se le cose scritte non vengono rispettate.

 Ma su questi due temi fondamentali le controparti fanno orecchi da mercante. Ma i pendolari non si fermeranno di certo e stureranno le orecchie tappate.