di Giuseppe Carroccia—-
Per la seconda volta in meno di un mese il ministro dei trasporti ha visto respinta la precettazione, per lo sciopero generale, dei ferrovieri e dei trasporti di venerdì 13 dicembre proclamato da Usb, che ha avuto il merito, il coraggio e la forza di non subirla come fanno purtroppo sindacati molto più forti.
E giustamente anche gli altri sindacati di base della categoria hanno solidarizzato con lo sciopero.
Repetita Juvant e “errare humanum est, perseverare autem diabolicum” vale per i comuni mortali non per il ministro leghista che odia i romani, figurarsi il latino.
Rimane un paradosso che questo “abbuffatore” indigesto sia stato assolto dall’accusa di aver impedito il soccorso in mare a naufraghi, che fin dai tempi dei fenici è imperativo naturale di tutti i marinai. Un uomo in mare principio universale di civitas e pietas.
Sarà per questo che ormai davanti al Ministero dei Trasporti a Porta Pia non c’è giorno che un corteo dei lavoratori del settore non gli gridi insulti. Anche il giorno dello sciopero generale il corteo romano partito da San Lorenzo ha fatto lì la sua prima tappa.
L’ attacco al diritto di sciopero colpisce tutti! Le aziende si sentono forti e provano a forzare le interpretazioni dei regolamenti.
Nel Lazio a macchinisti e capotreno si è tentato di applicare la riduzione bocciata dal Tar, mentre paradossalmente ma correttamente gli altoparlanti annunciavano lo sciopero di 24 ore.
Inoltre è in corso un tentativo per portare addirittura al 50% il numero dei treni nelle fasce di garanzia. Praticamente anche il lavoratore più combattivo non riuscirebbe a scioperare.
La risposta dei ferrovieri è stata però ancora una volta formidabile.
Visto da qui la lotta di classe rimane la via maestra, la nostra magistra vitae.
