di Maurizio Messina—-
Recentemente sulla stampa è apparsa la notizia che la prevista tramvia Termini Tor Vergata è avversata dal simpatico Caltagirone (poi vediamo perchè) ma anche dal Rettore dell’Università di Tor Vergata.
E’ lecito chiedersi: come mai, una volta che il Comune di Roma pensa di fare una cosa giusta e utile alla cittadinanza, viene osteggiato?
Ma andiamo per gradi.
Innanzitutto c’è da dire che l’attuale linea ferrata Termini – Centocelle (ex Roma Giardinetti, poi limitata a Centocelle da quando è entrata in funzione la Metro C) non è ancora una tramvia, ma è una ferrovia locale, gestita da ATAC, di proprietà della Regione così come le altre due ferrovie ex-concesse Roma Lido e Roma CivitaCastellana Viterbo.
E la Regione paga ad Atac 7,5 milioni di euro (vedi Bilancio Atac 2023) come da Contratto di servizio in proroga.
Da molti anni si parlava di cessione della linea al Comune di Roma e conseguentemente della sua trasformazione in tramvia. E nell’ormai lontano 2019 La Regione emise il Decreto per l’avvio delle procedure di conferimento della gestione al Campidoglio. Conseguentemente ci sarebbero stati i lavori di adeguamento, cioè rifacimento locale dell’infrastruttura e sostituzione dei treni con i tram.
Sono passati oltre 5 anni e non si è mossa una paglia, tutto è come prima.
Non c’è stato finora l’Atto di cessione e neppure tutto il resto.
Poi, in epoca più recente, con l’arrivo di una notevole quantità di finanziamenti (PNRR, Giubileo, FSC, ecc….) il Comune ha dato un segnale di vita con l’idea di dotare la città di linee di tram, per essere un po’ più simile alle altre capitali europee. Cosa condivisibile.
E per quanto riguarda l’attuale Roma Centocelle si è pensato giustamente di spostare il capolinea dall’attuale Ferrovie Laziali a Termini, modificare anche parte del tracciato, per rendere la linea più scorrevole, e portare l’altro capolinea a Tor Vergata, dove com’è noto ci sono Policlinico e Università. Cosa intelligente, per facilitare la mobilità di studenti, lavoratori e pazienti.
E invece il furbo Caltagirone, mai sazio di profitti, grazie anche alle politiche del Comune, ha cominciato a mettere i bastoni fra le ruote, affermando che il tram per Tor Vergata non va bene, ma ci vuole la metropolitana. Perchè?
Azzardiamo un’ipotesi.
Prima considerazione. La costruzione di una linea di tram costa più o meno 100 milioni di euro (vedi la Tramvia Togliatti), la costruzione di una metro costa 6 miliardi di euro (prolungamento linea C verso il nord della città). Cos’è più appetibile per un palazzinaro?
Seconda considerazione. Il buon Caltagirone è attivo anche nella costruzione della linea C della metropolitana. E’ abbastanza chiaro?
Essendo la giunta Gualtieri molto vicina a Caltagirone, non sappiamo come andrà a finire la storia.
L’unica garanzia che non ci siano scelte scellerate risiede nella mobilitazione popolare. Per questo motivo il circolo di Tor Pignattara di Rifondazione Comunista aderisce alla raccolta di firme lanciata dal Comitato di quartiere e da altre associazioni perché venga realizzata la tramvia e non la metro.
Ma c’è di più e di meglio. Il circolo ha anche lanciato la proposta di formare un Comitato Pendolari di zona, che lavori a stretto contatto con gli altri comitati. Ottima idea. I Comitati Pendolari sono da sempre una spina nel fianco delle aziende di gestione dei trasporti in quanto portatori di esigenze dei viaggiatori e delle istituzioni che ne hanno la proprietà, contro il degrado e l’inerzia.
