di Maurizio Messina—-
Casal Grottoni. Un nome che non significa niente per molti abitanti del Torrino, figuriamoci per gli altri! E invece, purtroppo, a questo nome è legata l’ennesima speculazione edilizia che sta per piovere sul Municipio 9, che disgraziatamente ha molti spazi verdi che fanno gola ai palazzinari, di ieri e di oggi.
Intanto, diciamo che Casal Grottoni è una lingua di terra al Torrino compresa ( o meglio compressa) fra il GRA, le ultime abitazioni del quartiere e la ferrovia Roma Lido, a ridosso dell’edificio ex IBM, già abusivo e poi sanato grazie a Berlusconi, che oggi ospita Accenture. E non è un terreno pianeggiante, tutt’altro, ha un dislivello di varie decine di metri. Ed in questo fazzoletto di terra, oggi incolto e abbandonato, c’è un costruttore che vorrebbe costruirci un bel po’ di appartamenti, per l’esattezza 6 torri di 16 piani ciascuna, per un totale di circa 60.000 mq pari a 180.000 mc di cemento nuovo di zecca.
Stiamo parlando di un nuovo insediamento per circa 1.500 persone, senza alcuno sbocco sulla via Ostiense o sul GRA, ma solo su una piccola strada chiusa, che avrebbe come unica uscita Piazza Cina, dove nelle ore di punta non si può transitare per il traffico di auto provenienti dai quartieri limitrofi.
Ma questo, a chi deve solo fare quattrini, non interessa affatto.
Questa la storia. Con la delibera 66 del 2007 l’allora sindaco Uolter, aveva concesso al costruttore di turno che a Casal Grottoni potesse costruirsi un centro commerciale (ogni quartiere deve averne uno, evidentemente), come compensazione edificatoria , ma anche che ci fossero 7.000 mq di verde attrezzato. Ovviamente il centro commerciale non era del tutto soddisfacente ed il sig. palazzinaro ha avanzato la richiesta non solo di avere un cambio di destinazione d’uso da centro commerciale a edilizia residenziale, ma anche di estendere la superficie edificabile. I cittadini si sono opposti da subito a questa nuova colata di cemento e grazie al Comitato di quartiere sono ricorsi alla magistratura ed hanno vinto il ricorso al Consiglio di Stato. Ma i palazzinari come si sa amano solo il colore grigio cemento e non si sono accontentati di ciò che spettava loro, ma sono tornati alla carica.
Gli abitanti di zona si stanno mobilitando per evitare l’ennesima speculazione ed anche il Municipio non è favorevole ad altro cemento. In una commissione urbanistica ad hoc convocata il 23 scorso è intervenuto anche l’assessore capitolino Veloccia che ha cercato un punto di equilibrio, affermando che ad oggi non c’è niente di prestabilito, che vanno fatti gli approfondimenti tecnici per valutare le proposte presentate dal privato in Conferenza dei servizi, che l’aumento della popolazione ha comunque un peso non trascurabile e che comunque dopo venti anni non si può pensare ad uno sviluppo della città basato solo su nuove costruzioni.
Il municipio, a guida PD, pare schierato a fianco dei cittadini, ma come si sa, tanto decide il Comune. Il CdQ chiama alla mobilitazione. Poi vedremo che piega prenderà tutta la questione. Intanto stiamo sul pezzo.
