di Luigi Mingarelli—-

L’arresto del sindaco Roberto Caligiore, nell’ambito dell’operazione ‘The good lobby, ha provocato un vero e proprio terremoto anche a livello politico. Caligiore è esponente di spicco di FDI e vicino alla Meloni. Con lui, arrestato con l’accusa di corruzione, nell’ambito dell’inchiesta sui fondi Pnrr e quelli per la gestione dei migranti, sono indagati due geometri comunali, tre ingegneri, due architetti, due commercialisti, un avvocato e due imprenditori. 

Le intercettazioni lasciano esterrefatti, per tutti loro il fine pubblico delle opere non era contemplato, contava solo quanto si potesse intascare dall’operazione. Nel mirino sono finiti appalti per circa 5 milioni di euro. Mentre la città ancora non si capacita dello scandalo, emergono elementi che fanno pensare alla presenza di una talpa, che potrebbe aver fornito informazioni sull’indagine in corso. Aspettando gli sviluppi delle indagini, le considerazioni politiche ed etiche sull’accaduto sono doverose. 

All’assenza di dimissioni del Sindaco, sospeso nelle sue funzioni  dal Prefetto, sono seguite dichiarazioni dei membri della sua maggioranza, che dicendosi attoniti per quanto successo prendono le distanze da Caligiore, padre padrone per tutti loro. Nessuno si dimette ed arrivano a dichiarare che quel modo di intendere l’amministrazione non appartiene a nessuno di loro, dopo quasi 10 anni in cui non hanno fatto altro che approvare ogni atto proposto dal Sindaco. 

Ad accertare se ci sia o no complicità nella vicenda sarà l’organo preposto, ma la loro responsabilità politica è sotto gli occhi di tutti ed è estremamente grave. Forse qualcuno di loro  pensa che, agendo in questo modo, avrà la possibilità di candidarsi in altre liste o partiti del cosiddetto campo largo. Questo atteggiamento non abbassa il polverone e non restituisce verginità, ma li condanna politicamente  ancora di più. La mancanza di trasparenza nella gestione comunale è stata più volte oggetto di  denuncia pubblica. 

Nessuno nella maggioranza è esente perciò da responsabilità, nemmeno chi ne è stato cacciato pochi mesi fa (vedi Gizzi e Patriarca), in quanto nessuno ha mai avuto il coraggio di denunciare un sistema di governo comunale del tutto opaco. Per questo riteniamo siano necessarie le dimissioni non solo del Sindaco (speriamo ne abbia la decenza), ma anche della giunta e di tutti i consiglieri comunali. E’ necessario ridare dignità alla città intera, permettere di andare quanto prima a libere elezioni e rimettere finalmente nelle mani dei cittadini la scelta di una nuova amministrazione che possa essere trasparente, partecipativa, competente.  L’allontanamento delle e dei cittadini dalla politica è anche conseguenza di queste situazioni. 

Riguadagnare la loro fiducia e la loro partecipazione alla vita politica di Ceccano, senza inciuci e con coerenza è la sfida per chi vorrà candidarsi a governare la città.