di Claudio Gianforte—-
Anche quest’anno si è conclusa all’alba di ottobre la raccolta delle nocciole nella Tuscia e i dati, che ne derivano, fanno tremare le 8mila famiglie che hanno un reddito legato alla produzione di nocciole. La Coldiretti infatti lancia il suo ennesimo campanello d’allarme e comunica nel 2024 un calo della produzione media del 50%, con picchi che raggiungono il 70% in alcune zone, questi dati sono in continuità con quelli degli scorsi anni, che hanno visto una esponenziale decrescita della produzione e della qualità del prodotto.
Nello specifico il calo produttivo di quest’anno è dovuto principalmente a fattori ambientali: la crisi climatica che ha portato estati molto più calde ha intaccato negativamente la crescita e lo sviluppo delle nocciole, inoltre l’aumento delle temperature nel periodo di settembre ha reso possibile la riproduzione di un insetto alieno ghiotto di nocciole nella nostra terra, la cimice asiatica, che insieme a quella autoctona ha diminuito gravemente la qualità dei frutti, portando ad un ulteriore calo un raccolto che era di per sé scarso.
Il settore della corilicoltura, nonostante la decrescita della produzione, è tuttora uno dei più importanti della regione Lazio, con un fatturato che supera i 120 milioni e che si estende in una superficie di 27mila ettari di cui la maggior parte nella Tuscia. Lo sviluppo di questo gigantesco settore ha portato, nel corso degli anni, alla creazione di una moltitudine di problemi altrettanto giganteschi, nella zona del lago di Vico, ad esempio, tramite la continua espansione dagli anni ‘80 in poi dei terreni dedicati alla coltivazione delle nocciole, siamo arrivati oggi ad una mono coltura, che è arrivata ad occupare più del 50% del territorio intorno al lago, compromettendone l’ecosistema, inoltre la produzione intensiva che richiede l’utilizzo di fertilizzanti ha portato all’inquinamento della riserva idrica del lago rendendo non potabili le acque del comune di Caprarola e di Ronciglione.
Questo è un esempio lampante di come un modello agricolo incentrato sulla mono coltura e sulla produzione intensiva per quanto economicamente fruttuoso ( nel breve termine) sia sul lungo termine insostenibile. E’ giusto menzionare che negli ultimi anni nella provincia di Viterbo è stata richiesta, da varie parti, la coltivazione biologica delle nocciole, specialmente nelle zone più a rischio, rimanendo però incerta la possibilità che i danni creati fino ad oggi siano reversibili.
La produzione della nocciola nella Tuscia crea dilemmi ambientali, sociali ed economici, e rispetto a questi un ruolo di rilievo spetta al colosso Ferrero, che come maggiore acquirente, gestisce di fatto il mercato.
