di Francesco Coccia *—-
Acque nere e maleodoranti nel fiume Cosa, tra Veroli, Alatri e Frosinone. Non basta indignarsi per qualche giorno: occorre cambiare radicalmente il modo in cui il territorio viene controllato e amministrato. Una grande chiazza scura e maleodorante è stata segnalata nel fiume Cosa, all’altezza di Castelmassimo, lungo un corso d’acqua che attraversa e collega i territori di Veroli, Alatri e Frosinone.
Secondo quanto riportato il 16 settembre 2026 dalla TGR Lazio, il tratto interessato attraversa una zona non servita dalla rete fognaria e, tra le ipotesi da verificare, vi è quella di scarichi provenienti dalle fosse biologiche. Saranno gli accertamenti degli organi competenti a stabilire l’origine, la natura e le eventuali responsabilità dell’episodio.
Un dato, però, è già evidente: il Cosa è un ecosistema fragile, sottoposto da anni a pressioni gravissime. Sversamenti sospetti, abbandono indiscriminato di rifiuti, deposito o scarico di calcinacci e di altri residui provenienti da lavorazioni e costruzioni edili, captazioni abusive e siccità non rappresentano emergenze separate. Sono i sintomi di un territorio lasciato troppo spesso senza una sorveglianza adeguata e senza una politica ambientale all’altezza.
Quanto accaduto non può essere liquidato con l’ennesimo sopralluogo occasionale o con dichiarazioni destinate a spegnersi insieme all’attenzione mediatica. Se le acque di un fiume diventano nere, la politica non può voltarsi dall’altra parte. Deve intervenire, informare i cittadini e rendere pubblici i risultati delle verifiche.
Ad Alatri, sta crescendo un laboratorio politico denominato “Ambiente Alatri” che “chiede agli enti competenti — Comuni interessati, Provincia, ARPA Lazio, ASL, gestore del servizio idrico e forze di polizia ambientale — un’azione coordinata e immediata: campionamento delle acque e dei sedimenti; individuazione di tutti i punti di immissione; controllo delle fosse biologiche e degli scarichi; ricerca e rimozione dei calcinacci e degli altri residui edilizi abbandonati lungo l’alveo e sulle sponde; verifica delle captazioni; individuazione degli eventuali responsabili; pubblicazione tempestiva degli esiti delle analisi e dei provvedimenti adottati”.
I controlli straordinari, però, non bastano. Occorrono un monitoraggio permanente dell’intero corso del Cosa, una mappatura pubblica degli scarichi autorizzati e delle zone ancora prive della rete fognaria, un programma concreto e verificabile per estendere e completare il sistema fognario e sanzioni rigorose nei confronti di chiunque venga riconosciuto responsabile di condotte illecite.
Il fiume non può essere considerato un canale di scolo né una terra di nessuno. È un bene comune e una risorsa ecologica, paesaggistica e ambientale che collega territori e comunità. Inquinare il Cosa significa colpire la biodiversità, compromettere la qualità delle acque, danneggiare l’agricoltura e scaricare i costi dell’incuria sull’intera collettività. Anche il progetto di riqualificazione del Parco del Fiume Cosa, presentato dal Comune di Frosinone e selezionato in ambito europeo, rischia di perdere significato se non viene accompagnato dalla tutela dell’intero bacino. Non si può riqualificare un tratto del fiume e abbandonare ciò che accade a monte. Un fiume è un unico organismo: o lo si protegge dalla sorgente alla foce, oppure ogni intervento resterà parziale e insufficiente. La vera rivoluzione, oggi, è pretendere istituzioni presenti, dati accessibili e responsabilità chiare. È passare dalla politica delle promesse alla politica della prevenzione. È riconoscere che il diritto all’acqua pulita, alla salute e a un ambiente integro viene prima di ogni convenienza, di ogni interesse particolare e di ogni silenzio.
Ambiente Alatri chiede verità sul caso di Castelmassimo e propone un patto territoriale permanente per la tutela del fiume Cosa, con il coinvolgimento dei Comuni attraversati dal corso d’acqua, delle associazioni, delle scuole, degli agricoltori e dei cittadini sentinella. C’è la necessità di un territorio nel quale chi segnala un problema venga ascoltato, chi deve controllare disponga di mezzi adeguati e chi inquina sappia di non poter restare impunito. Difendere il Cosa significa difendere Alatri, Veroli, Frosinone, l’intera Ciociaria e il futuro delle nuove generazioni. Il tempo delle denunce senza seguito deve finire. Servono verità, controlli, trasparenza, responsabilità e azioni concrete.
*Portavoce di Ambiente Alatri

