di Giorgio Demurtas——-
II volume dell’erogazione di ricoveri e prestazioni specialistiche da parte di strutture private del Lazio è arrivato al 64,1% del totale. Questo volume è un indicatore della presenza e della capacità attrattiva delle strutture private accreditate, oltre che dell’indebolimento di quelle pubbliche.
Per la mobilità passiva, ovvero le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini in Regioni diverse da quella di residenza, abbiamo 2 Regioni con maggiore indice di fuga: in testa Lazio (12%) a cui segue la Lombardia (10,9%). Tuttavia mentre la Lombardia ha un saldo positivo rilevante di +271,1 milioni nel senso che in quella regione arrivano più malati extraregione di quanti si spostano altrove, nel Lazio avviene il contrario con un saldo negativo rilevante di -139,7 milioni.
Secondo i dati ufficiali del Ministero della salute – aggiornati a due anni fa – i dipendenti del sistema sanitario nel Lazio sono poco più di 42.000, di questi più di 8.000 sono medici e 20.800 infermieri, le donne sfiorano il 77% del totale. Di questi, lavorano nelle ASL circa 31.000 sanitari, tra cui 6.000 medici e 14.000 infermieri. Secondo le stime dei sindacati nel Lazio i medici che mancano nella sanità pubblica sono tra 700 e 1000 unità mentre l’ordine degli infermieri parla di circa 7000 figure in meno di quelle necessarie. Questi numeri non tengono conto dell’ulteriore carenza di centinaia di medici di famiglia. Nel mentre i pochi concorsi spesso vanno deserti (specie quelli per gli anestesisti) e oltre alla fuga di sanitari verso altre regioni italiane c’è anche quella verso l’estero a causa dei bassi stipendi.
