di Loredana Fraleone—-

Da dove far partire nella Tuscia iniziative concrete per contrastare la crisi della sanità pubblica? Ovviamente dal luogo dove l’occupazione prevalente è nel settore della ceramica, che nel corso del tempo ha ucciso e continua ad uccidere con la silicosi, la malattia professionale che da anni aspetta di essere considerata come tale, per consentire anche il riconoscimento di lavoro usurante.

Sono anni che inizialmente Rifondazione Comunista, a livello locale e provinciale, e poi anche il sindacato di categoria Filctem si battono per la sicurezza e il riconoscimento di un lavoro che provoca anche danni all’apparato osseo oltre a tumori in quello respiratorio.

Per questo l’assemblea nella sala Pablo Neruda di Civita Castellana, promossa dal circolo Enrico Minio e dalla Federazione del PRC provinciale, ha trattato a lungo i danni che subiscono i lavoratori, ma non solo. I dati forniti da Giorgio Demurtas e Irene Massimi (del gruppo sanità della Federazione) sulla situazione del terzo distretto sanitario, di cui anche Civita fa parte, hanno dettagliato i problemi che la popolazione, specialmente quella con meno possibilità economiche, vive con crescente negazione del diritto alla salute.

I dati infatti segnalano la scomparsa della prevenzione, interminabili liste d’attesa, l’impossibilità di ricorrere ad alcune prestazioni, compresa quella di accedere alle RSA, quasi tutte private, a causa dei costi, in un territorio dove la maggior parte della popolazione è anziana ed esposta a fattori ambientali, che compromettono gravemente la salute, come la presenza dell’arsenico nell’acqua.

Paolo Flamini di Medicina Democratica ha affrontato la situazione ospedaliera e quella truffaldina delle case di Comunità, che avrebbero dovuto alleggerire gli ospedali, soprattutto nei pronto soccorso, ma che nonostante siano state presentate trionfalmente dalla Regione Lazio, costituiscono scatole vuote che non rispondono alle necessità di chi ne dovrebbe usufruire.

La carenza di personale infermieristico e di alcune specialità mediche rende quella che doveva risolvere il problema delle liste d’attesa una vera e propria presa in giro, funzionale al processo di privatizzazione della sanità, che rischia di diventare un’opportunità di cura solo per chi può pagare, come negli Stati Uniti.

Concretamente è emersa anche la proposta della diffusione di sportelli per rispondere a difficoltà di muoversi nelle pastoie di una sanità inefficiente e inefficace, a causa dei ripetuti tagli di tutti i governi indistintamente, ma soprattutto per costituire punti di riferimento sui quali costruire vertenze nei confronti delle ASL.