di Irene Massimi—-
La Regione Lazio ha definito un nuovo piano per la gestione dei flussi di ricovero. L’obiettivo dichiarato è migliorarli, garantire una maggiore accoglienza dei pazienti in arrivo dal pronto soccorso e assicurare tempi di attesa coerenti con la priorità clinica.
Il quadro da cui nasce il piano è chiaro: i pronto soccorso della Regione continuano a registrare numeri molto alti, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita delle patologie croniche non trasmissibili. Per questo la Regione interviene sia sulla parte organizzativa sia sui tempi di presa in carico.
Tra i punti principali c’è la creazione di una centrale operativa ospedaliera multiprofessionale, attiva h24, per gestire in tempo reale ricoveri e posti letto. Accanto a questa struttura operativa, il documento prevede anche un’articolazione interna con ruoli distinti: da una parte il Team operativo ospedaliero, incaricato della gestione concreta dei posti letto e dell’assegnazione ai pazienti in attesa; dall’altra l’Unità di crisi aziendale dei flussi, con funzioni di indirizzo strategico e di governo complessivo del flusso di ricovero.
La logica è quella di separare le responsabilità decisionali da quelle operative, mantenendo però un’integrazione continua tra programmazione e gestione dei percorsi assistenziali. Nel 2025 i pronto soccorso del Lazio hanno registrato 1.819.429 accessi.
L’analisi dei codici mostra una netta prevalenza di accessi a bassa e media priorità: i codici verdi e azzurri rappresentano insieme la quota più consistente. I casi più complessi, classificati come codici arancioni e rossi, risultano una minoranza. Secondo il documento, proprio la prevalenza di accessi a bassa e media priorità si associa, in gran parte, a dimissioni a domicilio.
Il quadro generale conferma una forte pressione sul sistema: nel 2025 sono stati registrati 576.490 ricoveri ordinari e 239.441 in day hospital, per un totale di 815.931 dimissioni. La degenza media dei ricoveri ordinari per acuti è pari a 7,4 giorni e il tasso medio di occupazione dei posti letto supera il 79%, con valori ancora più elevati nelle discipline più coinvolte nella gestione dei pazienti provenienti dal pronto soccorso. Quasi la metà dei ricoveri ordinari per acuti riguarda persone di 65 anni o più, e oltre il 31% over 75.
Uno dei punti più rilevanti del piano riguarda i tempi. Per almeno l’80% dei pazienti in codice arancione, la visita medica dovrà iniziare entro 45 minuti dall’accesso. Il documento indica anche un tempo medio di 60 minuti dall’apertura della scheda alla visita.
Per i ricoveri, la permanenza media prevista può arrivare fino a 480 minuti dalla visita alla dimissione o alla decisione di ricovero. Per il ricovero in Terapia intensiva e Psichiatria, il tempo può salire fino a 720 minuti, mentre per il ricovero in generale la permanenza media può arrivare a 1.000 minuti.
Dopo il superamento delle 12 ore dall’accesso, scatta l’obbligo di presa in carico del paziente in attesa di ricovero. L’obiettivo è rendere operativo il tempo di boarding, quello in cui il paziente, dopo la decisione di ricovero, resta in attesa di un posto letto libero.
Altra novità importante è il contrasto al cosiddetto “blocco mezzo”, cioè la presenza di pazienti ancora sulle ambulanze in attesa di entrare in pronto soccorso. Il nuovo piano stabilisce che il paziente debba essere preso in carico per il triage entro 30 minuti dall’arrivo.
La permanenza del paziente in barella sull’ambulanza è considerata un evento eccezionale e temporaneo. Il documento sottolinea infatti che il blocco mezzo riduce la capacità del sistema di emergenza territoriale e ha ricadute dirette sulla gestione delle richieste di soccorso.
Anche il diniego all’accesso dei pazienti arrivati in ambulanza, o il loro invio verso un altro pronto soccorso, viene indicato come un’opzione non prevista.
Nel nuovo impianto assumono un ruolo centrale anche i percorsi alternativi al pronto soccorso. In prima battuta vengono indicati case e ospedali di comunità, considerati il riferimento per la gestione dei bisogni a bassa intensità di cura e per alcune specifiche condizioni cliniche.
Il piano prevede inoltre l’identificazione da parte delle Asl dei pazienti con quattro o più accessi all’anno in pronto soccorso. L’identificazione avverrà tramite il sistema Gipseweb e sarà seguita dall’attivazione di percorsi socio sanitari specifici, in collaborazione con medici di base, pediatri, infermieri di famiglia e di continuità e servizi territoriali di prossimità.
Ma per far funzionare questo piano c’è il personale necessario? O siamo di fronte all’ennesima scatola vuota, solo propaganda in vista delle elezioni?
