di Silvio Marconi—-
Sabato 26 Ottobre a Roma e in varie altre città italiane, si è svolto un corteo per la Pace, contro la fornitura di armi a Israele, Ucraina e altri Paesi in guerra, per il cessate il fuoco in Medio Oriente, Ucraina e in tutti i teatri di guerra, contro il riarmo, la minaccia atomica, e per il riconoscimento dello Stato di Palestina.
L’iniziativa nelle diverse città era convocata da un ampio cartello di forze (oltre 400), dalla CGIL all’ANPI, dall’Arci ad organizzazioni pacifiste cattoliche, e vedeva l’adesione di Rifondazione, Movimento 5 Stelle ed altri soggetti politici di varia dimensione. Una piattaforma forte, opposta ai bellicismi UE, NATO, del Governo italiano e di chi spesso vota nei Parlamenti Nazionale ed Europeo come le forze di maggioranza pur non facendone parte. Il colorato corteo di Roma, pur essendo un segnale positivo nella giusta direzione, ha raccolto solo qualche migliaio di persone, prevalentemente di CGIL, ANPI, Associazioni varie (Libera, Emergency, Arci, ecc.), una modesta rappresentanza dei Palestinesi, piccoli gruppi di giovani dell’UDU (Unione degli Universitari) e della Rete degli Studenti e di migranti e rappresentanze a livello simbolico di forze politiche (Rifondazione, Movimento 5 Stelle, AVS), in una città di oltre 3 milioni di abitanti, con molte migliaia di iscritti all’ANPI, migliaia di quadri e delegati CGIL, molte decine di migliaia di studenti delle Università e ancor più delle scuole superiori.
Esserci era giusto e sacrosanto, ma sarebbe sbagliato non analizzare (marxianamente) la realtà. Nel 2003, una immensa manifestazione di oltre 1 milione di persone a Roma non impedì che il nostro Paese venisse trascinato, sulla base di false accuse anglo-americane a Saddam, nell’aggressione all’Iraq; da allora tutti i governi successivi hanno compreso che potevano infischiarsene dei cortei pacifisti, che hanno non a caso avuto sempre dimensioni incomparabilmente minori e man mano che l’astensionismo elettorale, il riflusso nel populismo di larghi strati popolari, i meccanismi elettorali antipartecipativi rompevano la necessità di essere legittimati davvero dal voto, potevano farsi legittimare solo dai vertici UE, USA e NATO nel loro crescente appiattimento sulle strategie geopolitiche belliciste di quei Signori della Guerra di un Occidente in palese crisi di egemonia planetaria.
Non sono certo, quindi, soltanto le poche migliaia di persone convocate in piazza da un pur così ampio arco di soggetti, come quelle sfilate a Roma dalla Piramide al Colosseo, a poter davvero incidere sulle scelte inumane, antisociali, antiecologiche e guerrafondaie di un governo come quello Meloni. Il che non significa non dover continuare a manifestare, come testimonianza che non tutti si sono arresi alla narrazione delle nuove EIAR (di cui si è celebrato in pompa magna il centenario invece di celebrare l’80 Anniversario della sostituzione con la RAI dell’EIAR fascista, proprio il 26 ottobre 1944!), ma significa che si devono moltiplicare altre e più incisive forme di lotta.
A partire dalla crescita del boicottaggio dei prodotti della genocida Israele, dalle azioni di controinformazioni capillari nei quartieri popolari, davanti alle chiese, agli ambulatori, ai consultori, ai centri commerciali, ecc., alle proteste negli stadi, nelle iniziative di pubblico dibattito, agli interventi nei Centri Anziani, agli scioperi locali nei porti e altrove per protestare contro il transito delle armi, agli “scioperi bianchi” ed agli “scioperi interni” nelle aziende e nelle scuole, anche coniugando queste forme di protesta e altre da scoprire o riscoprire alla battaglia contro le norme repressive del ddl 160 che, non a caso, vanno a colpire proprio alcune forme incisive di lotta tradizionali dei movimenti dei lavoratori e degli studenti, quali i blocchi stradali, le occupazioni, i picchetti.
Fino a creare una massa critica di vero RIPUDIO della guerra (come afferma l’art. 11 della nostra Costituzione), ma anche una capillare esistenza di atti concreti che da un lato coinvolgano un numero adeguato di persone, dall’altro colpiscano concretamente gli interessi di chi lucra sul sangue e la morte, di chi lo appoggia, di chi se ne fa propagandista.
