di Elena Mazzoni—-

Domenica 4 febbraio, con appuntamento alle ore 10:00 al porticciolo del Lago di Albano, 40 tra associazioni e comitati si incontreranno per una passeggiata di protesta contro l’immobilità delle istituzioni nei confronti della crisi idrica che, da più di 40 anni, rappresenta un enorme problema per le popolazioni della zona. Addirittura prima dell’istituzione del parco stesso, avvenuta esattamente 40 anni fa, il Comitato Promotore del Parco Naturale dei Castelli Romani lanciò l’allarme per i laghi, inquinati dagli scarichi urbani e da una agricoltura non biologica.

Nel 1988 i volontari del WWF Castelli Romani denunciarono per primi l’abbassamento del livello dei laghi, riuscendo a smuovere solo nel 1996 le istituzioni Provinciali e Regionali che commissionarono studi scientifici per analizzare il fenomeno dell’abbassamento lacustre.

Il risultato diede ragione alle associazioni ambientaliste, visto che gli specchi lacustri si abbassavano a causa dell’eccessivo consumo di suolo dovuto allo sviluppo urbanistico e al consumo delle falde idriche, superiore alle ricariche della pioggia.

A tutto ciò non sono però seguite azioni specifiche risolutive. Da allora, nonostante le varie prove, i Comuni e le istituzioni locali non sono intervenute, tanto che vengono ventilate nuove previsioni per la cementificazione dell’area del Vulcano laziale.

Il progetto di costruire a pochi km dai laghi, un mega impianto come l’inceneritore voluto da Gualtieri per risolvere l’emergenza rifiuti di Roma, preoccupa enormemente.  

Soprattutto la componente relativa all’impatto sulla risorsa idrica, già scarseggiante anche a causa della crisi climatica, è quella più critica, in un quadro di realtà che vede il prosciugamento dei laghi, non solo Albano ma anche Bracciano. Infatti dal 2020 una buona parte dell’acqua che i cittadini dei comuni di Castel Gandolfo, Albano e Ariccia bevono viene prelevata direttamente dal lago di Albano, dal pozzo Acea ‘Sforza Cesarini’, situato a ridosso del bacino lacustre, che preleva, 24 ore su 24, 300 litri d’acqua circa al secondo.

Sul lago di Bracciano le responsabilità sono ancora più nette, con 8 ex dirigenti ACEA accusati di captazione in esubero colposo dell’acqua del lago per sopperire alla crisi idrica di Roma e per questo rinviati a giudizio dal Gup del Tribunale di Civitavecchia nel maggio 2023.

La stessa ACEA che, mentre da un lato dichiara che la rete perde ancora il 39% dell’acqua immessa, nega l’acqua a chi vive a S. Palomba, Borgo Sorano, Villaggio Ardeatino da circa 30 anni e proprio lì vuole costruire un impianto che consumerà molta più acqua di tutte le famiglie alle quali viene negata.