di Giuseppe Carroccia—-

La settimana scorsa i due incidenti mortali nella provincia di Frosinone in 48 ore hanno riacceso i riflettori sull’aumento degli infortuni mortali sul lavoro anche nella nostra regione rispetto all’anno precedente.

In base all’Osservatorio Vega il Lazio è in zona arancione con una media di 20,22 morti per milione  di addetti a fronte di un dato nazionale medio di 1,87. In numero assoluto abbiamo il triste primato che ci colloca al terzo posto.

Le province di Viterbo e Frosinone sono in zona rossa, anche se ovviamente il numero maggiore assoluto di morti si registra nella provincia di Roma con 69 morti nei primi 10 mesi dell’anno. A livello nazionale 890 circa con un aumento del 3%.

Al di là delle statistiche è chiaro a tutti che gli omicidi sul lavoro sono la punta dell’iceberg che vede aumentare tutti gli indici dello sfruttamento, dagli infortuni sul lavoro alle malattie professionali: fisiche e psicologiche. Inverosimile il burnout, lo stress correlato al lavoro, riscontrato tra medici e infermieri: ne soffre uno su due, in particolare le donne.

Nel Lazio trasporto e magazzinaggio i settori più colpiti dalle morti, mentre a livello nazionale gli infortuni più numerosi avvengono per il ribaltamento dei trattori nei campi su cui andrebbe presa una iniziativa mirata tenendo conto che spesso questi lavoratori operano isolati e anche le operazioni di soccorso avvengono in ritardo. In molti settori c’è l’obbligo che nelle lavorazioni pericolose e in orario notturno devono esserci almeno 2 lavoratori, ma vengono spesso disattese. Non è infrequente vedere operai per le strade dove tutti possono vederli operare da soli con mezzi pesanti, anche con elevatori.

E’ la logica del profitto, del massimo risparmio che insanguina i cantieri e le strada d’Italia.

Il governo fascio leghista, nonostante i ripetuti appelli persino delle massime autorità istituzionali quali il Presidente della Repubblica, ha continuato con la medesima ferocia con la quale colpisce le fasce sociali più deboli a regalare ai padroni italiani norme che deregolamentano le procedure di sicurezza.

Gli scioperi per la sicurezza, per turni e orari migliori sono la principale forma di opposizione a questa drammatica situazione che nel corso degli ultimi anni è sensibilmente peggiorata.

Visto da qui la civiltà di una società si misura da come consente a chi lavora di tornare a casa vivo. E quindi dalle ore di sciopero.