di Daniela Alessandri—-
Sabato 11 aprile 2026 Roma ha ospitato una manifestazione nazionale di solidarietà con Cuba, indetta dall’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba con il sostegno di decine di sigle tra sindacati (in primis la CGIL), partiti, associazioni, movimenti sociali e singoli cittadini.
Il nodo centrale è il bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba da oltre 65 anni (ufficialmente dal 1962, ma di fatto dal 1960). Una misura che, secondo gli organizzatori, non ha mai smesso di strangolare l’isola socialista. A fine gennaio 2026 la situazione è precipitata: dopo l’aggressione militare americana al Venezuela sotto l’amministrazione Trump, Washington ha imposto un embargo totale sulle forniture energetiche. Risultato: da due mesi e mezzo l’isola è senza carburante sufficiente, con blackout continui (gli “apagones”), trasporti paralizzati, ospedali e scuole in difficoltà, produzione alimentare e medicinali a rischio e un crollo verticale del turismo. Una crisi che rischia di trasformarsi in collasso umanitario, colpendo non i governi ma la popolazione civile.
L’appello dell’Associazione Italia-Cuba è chiaro: «Cuba non è una minaccia. Se cade Cuba, cade l’umanità intera». L’isola è descritta come “piegata ma non spezzata”, capace di resistere nonostante tutto: ha parzialmente liberalizzato la commercializzazione dei prodotti agricoli (privati, cooperative e piccoli imprenditori possono vendere direttamente, sotto controllo dei prezzi), continua a garantire servizi essenziali e ha dimostrato solidarietà internazionale (le brigate mediche cubane in Italia durante la pandemia e ancora oggi in Calabria). Ora tocca all’Italia e al mondo restituire quella solidarietà.
Il corteo è partito alle ore 15 dal Colosseo e ha attraversato via di San Gregorio e viale Aventino fino a Porta San Paolo (Piramide / piazzale Ostiense), luogo simbolico della Resistenza romana. Una scelta non casuale, per legare la lotta di Cuba alla memoria antifascista italiana.
L’affluenza è stata significativa: qualche migliaia di persone, famiglie, giovani, bandiere della rivoluzione cubana, striscioni con Che Guevara, cori ritmati e tanta energia.
Non sono mancati slogan contro Trump e la premier Meloni, insieme a cori come «Cuba no está sola», «Giù le mani da Cuba socialista» e «Cuba sí, Yankee no». Un momento particolarmente toccante si è verificato su viale Aventino, di fronte all’Ambasciata cubana: l’intero corteo si è fermato, i manifestanti hanno salutato e dal tetto dell’ambasciata hanno risposto i diplomatici.
La manifestazione del 11 aprile non è stata solo una protesta contro il bloqueo: è stata la dimostrazione che, nonostante il silenzio dei grandi media e della politica ufficiale, una parte dell’Italia continua a guardare a Cuba come simbolo di dignità, resistenza e alternativa possibile.
Un corteo che, nel cuore di Roma, ha detto con chiarezza: l’embargo è un crimine, e Cuba non è sola.
