di Giuseppe Carroccia—-
Questa settimana il movimento che sta attraversando l’Europa, in Francia, Spagna, Germania, Belgio, Portogallo, Albania e in forme ancora embrionali in tutto il resto del continente, ha riportato anche in Italia un clima che ricorda quello dell’anno scorso con una maggiore densità e rabbia sociale. L’aumento della benzina, dell’inflazione e del carovita, le crisi industriali, l’impoverimento e la crisi dei servizi sociali, della sanità e della scuola pubblica, la crisi abitativa, la diminuzione di salari e pensioni dopo 30 anni di abolizione della scala mobile e di tagli, sta spingendo parti consistenti della popolazione e soprattutto dei giovani alla mobilitazione. Come se tutti i nodi stessero venendo al pettine nello stesso momento fino a spezzarlo.
La lotta contro la guerra e il riarmo che cominciano a essere percepite come la causa dell’esplosione dell’impoverimento di massa, tende infatti a saldarsi in un unico fronte con quella contro il carovita. I due prossimi scioperi generali, quello del 30 ottobre di Usb e sindacati di base con i porti bloccati in altri paesi europei e quello del 12 novembre della Cgil nella giornata europea contro il riarmo, possono costituire due solidi binari su cui far viaggiare il treno del movimento e dargli respiro e continuità anche oltre l’approvazione della legge di bilancio, anche dopo Natale
Se questo autunno caldo era prevedibile, soprattutto dopo l’aumento della benzina, i blocchi di agricoltori e autotrasportatori con i supermercati che cominciano a essere senza merci in una società basata sulla mercificazione, le forme che la lotta assumerà sono invece piuttosto imprevedibili.
Diventa perciò essenziale lavorare sulla continuità del movimento, sulla sua crescita e sviluppo anche valorizzando le esperienze di lotta che hanno saputo resistere in questi anni.
Due momenti significativi di questa convergenza si sono realizzati a Roma.
Il 16 ottobre la giornata dello sciopero per il clima ha visto la mattina le mobilitazioni studentesche e per la prima volta un corteo pomeridiano che è partito dal piazzale di Roma Ostiense dove hanno sfilato le vertenze degli ex mercati generali, del no allo Stadio, del Comitato Pratone di Torre Spaccata, della difesa dell’acqua pubblica anche contro l’aumento delle bollette legato alla privatizzazione.
Domenica 18 queste stesse vertenze hanno animato la giornata Con il lago che combatte: per l’esproprio di tutta la ex Snia. Dalla mattina alle 11 il parco è stato animato dalla presenza di tanti bambini e ragazzi, partite a pallone, giochi di gruppo, ping pong; da famiglie formate da genitori coraggiosi con i sacrifici di una vita precaria sempre in bilico e non a caso il mezzo più usato sono le biciclette.
Tra gli interventi dal palco Francesca ha spiegato che la lotta contro gli studentati si salda con quella degli studenti per i costi assurdi dei canoni d’affitto, oltre 1000 euro al mese: la questione ambientale si incontra con quella sociale. Ha ricordato come anche nell’area degli ex mercati generali gli scavi bloccati dalla lotta hanno prodotto un lago artificiale dalle acque sotterranee del fiume Almone. Una lotta chiama l’altra e insieme allagano i cuori di speranza.
Talmente si stava bene sdraiati sull’erba profumata di mentuccia a ascoltare il concerto che Il corteo previsto per le 15.30 è partito in ritardo, quasi al tramonto riflesso sull’acque del lago artificiale.
Le parole d’ordine scandite fino a piazza Roberto Malatesta con slogan e disegnate sui cartelli definivano il programma alternativo: espropriamo tutto, insieme contro la speculazione, diritto all’abitare, contro la xenofobia, uniti contro la finanziarizzazione e la città dei padroni, con la resistenza del popolo palestinese e disegnavano una Roma popolare e diversa: il contrario di una città vetrina in cui adolescenti privati di speranze devono sfasciale per non vedervi riflessa la propria immagine senza futuro e rimettere così le cose a posto.
Anche il futuro è un diritto come attraversare le strade di una città in bicicletta senza mano, ma con la testa alta di dignità. Se su una pista ciclabile sarebbe meglio.
Oppure allaghiamo tutto, facciamo dei canali e spostiamoci in canoa. Tutto meglio di questo presente fatto di traffico automobilistico con i pedoni che non riescono nemmeno a attraversare una strada.
