di Loredana Fraleone—-

Dall’attenzione all’improvvisa scomparsa di papa Francesco, poi al funerale che ha invaso tutte le emittenti televisive, radiofoniche e la stampa, oltre alle strade di Roma, si è passati ora a ciò che deciderà il conclave, a come e se il messaggio del pontefice, più amato dagli umili, avrà un seguito o sarà attenuato (mediato si direbbe in politica), da un successore con un compito non certo facile.

L’invasione di Roma, di fedeli e non credenti sensibili al messaggio sociale di Francesco, ha messo in evidenza la netta distinzione, presente al funerale e nel mondo, tra i potenti della terra e i popoli sempre più oppressi da scelte catastrofiche sul terreno ambientale e umano, a partire dalle guerre.

Gli spazi separati, nella commemorazione funebre, sembravano rappresentare lo slogan di Genova nel 2001: “Voi G8 Noi 6 miliardi”, quando si preannunciava una globalizzazione in nome dei profitti e non del rispetto di un’umanità già offesa da guerre, fame e miseria.

Il complesso dei messaggi di Bergoglio, per la loro dimensione mondiale, sembra riconnettersi a quel momento di contestazione brutalmente represso, che potrebbe riemergere però in una situazione di crisi planetaria. La crisi che è soprattutto dell’Occidente, del suo ruolo egemone nel mondo, dei suoi “valori”. Una crisi, che da tempo sta vivendo anche la chiesa cattolica, dalla quale il pontificato di Francesco ha cercato di smarcarsi, aprendosi ai problemi dei popoli oppressi e degli oppressi nei popoli, riproponendo la potenza del messaggio del Gesù di Nazaret e del frate dal quale non a caso ha voluto prendere il nome.

Esiste quindi un problema oggettivo per la chiesa cattolica, che nessun prossimo papa può evitare di affrontare, a meno che non voglia privilegiare i potenti e i loro interessi piuttosto che il contrasto alla perdita di fedeli nel mondo, dove è ormai l’Islam la fede più diffusa.

L’eredità di papa Francesco è preziosa quanto necessaria per il rilancio del cattolicesimo, difficile da portare avanti con la capacità comunicativa e il coraggio di Bergoglio, che voleva andare a Gaza, il luogo dove è sospesa ogni regola civile, ogni traccia di umanità. Se il prossimo pontefice ricominciasse da lì, ci potrebbe essere un futuro migliore anche per la chiesa cattolica, che proprio in Palestina ha perso il confronto con un Islam più concretamente caritatevole.