di Loredana Fraleone—-

Roma ha sempre avuto un rapporto disincantato con i papi, che ha subito come sovrani assoluti per secoli, fino a quel 20 settembre 1870, quando si è riunita al regno d’Italia. I Romani sornioni e a volte cinici, nei confronti di pontefici lontani dalla sensibilità popolare, sono stati coinvolti da Jorge Mario Bergoglio, che dalla scelta del nome si è subito collocato come uomo tra gli esseri umani, tra quelli più umili in particolare, senza quei filtri gerarchici, sui quali normalmente i pontefici hanno fondato il proprio carisma.

La particolarità di Bergoglio, diventato Francesco, è stata quella di un pontefice anomalo, che lo ha fatto amare e odiare, a causa delle sue denunce dello sfruttamento delle persone e della natura, della guerra e le sue cause materiali, dei diritti dei migranti e dei poveri, di alcune uscite anticonformiste, come quando disse in un’intervista di non essere nessuno per giudicare gli omosessuali.

Come capo del cattolicesimo non avrebbe certo potuto approvare l’aborto o l’eutanasia, stante la concezione della vita considerata non di proprietà individuale, e tra i suoi atteggiamenti, improntati al rispetto delle altre religioni e dell’ateismo, si poteva riscontrare una pratica religiosa  rivolta al contatto con i poveri, i sofferenti, gli ultimi al posto di una postura spirituale, come quella dei suoi predecessori.

I tratti innovativi del suo pontificato, considerati da qualcuno rivoluzionari, sicuramente almeno anticonformisti, gli hanno provocato anche l’accusa di essere comunista, respinta in più occasioni sempre gentilmente con il riferimento al Vangelo, all’esempio delle condotte di Gesù o di Francesco d’Assisi.

Del resto la costante denuncia della guerra, con le sue cause individuate nell’arricchimento, nell’espropriazione dei territori e delle risorse, nel dominio sui popoli, ha urtato i potenti della terra, molti dei quali fanno oggi finta di piangerlo. Così come quella del trattamento dei migranti ha attenuato sicuramente il crescente senso comune, indotto dalla strategia del “divide et impera” che vuole far considerare quello come il problema principale della nostra epoca.

Francesco ha spostato l’attenzione popolare verso gli orrori della guerra, che ha denunciato ad alta voce come nessun altro, in nome di un’umanità, che sembra affondare nella barbarie.