di Luigi Pede—- 

Come l’ineluttabilità del passare del tempo scandisce le nostre vite anche le morti sul lavoro sembrano un evento ineluttabile,una strage continua che non conosce sosta.

Il 17 novembre, a Ceccano, l’ennesima tragedia. Un pensionato di 66 anni ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere cadendo da un’altezza di 9 metri.

Si allunga la scia di sangue nella Provincia di Frosinone segnalando come sempre di più il suo territorio continui ad essere uno dei più colpiti nel Lazio, per incidenza dei morti sul lavoro rispetto agli occupati. 

Questa mattanza, che colpisce indistintamente tutto il nostro Paese da nord a sud, dovrebbe essere da monito a Governo e istituzioni varie per affrontare in modo serio il problema nelle sue ragioni strutturali. 

La precarizzazione del lavoro, gli appalti al massimo ribasso per ottenere il massimo profitto, la mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro sono solo alcune delle ragioni per cui ancora oggi si muore sul posto di lavoro. 

Servono maggiori controlli e con essi un numero maggiore di ispettori così come serve introdurre il reato di omicidio sul lavoro responsabilizzando, così, le aziende.

Dopo ogni morte si apre la liturgia delle dichiarazioni di esponenti istituzionali di ogni ordine e grado con le solite frasi fatte, parole vuote che hanno il sapore di lacrime di coccodrillo.

Ma il tempo delle chiacchiere è finito, ora bisogna ridare dignità al lavoro!