di Germano Di Francesco—-

“In direzione ostinata e contraria” sembra essere stata scritta per la Regione Lazio sul tema dell’acqua: ostinata nel perseguire in ogni atto l’obiettivo della privatizzazione di fatto della gestione dell’acqua, contraria al risultato del referendum del 2011 nel quale il 95% dei votanti si espresse per l’acqua pubblica per tutti e sottratta alle logiche del profitto privato.

Il primo passaggio è stato approvare e mai applicare la legge regionale n. 5/2014 che all’articolo 1 recita 

“Finalita”

1. La presente legge in conformità; ai principi costituzionali e comunitari ed in ossequio alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011 detta, nel rispetto dei principi di cui alla legislazione statale in materia, le disposizioni con cui deve essere governato il patrimonio idrico della Regione.

2. A tale scopo, la presente legge si prefigge l’obiettivo di favorire le condizioni per la definizione e lo sviluppo di un governo pubblico e partecipativo dell’intero ciclo integrato dell'acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale. “

Non bastasse è all’esame del Consiglio regionale (già superato a larga maggioranza il passaggio in commissione) la proposta di legge n. 206 del 12 maggio 2025: la costituzione dell’autorità Idrica regionale e, soprattutto, la creazione dell’ATO (Ambito Territoriale Ottimale) unico regionale. Il colpo di grazia definitivo alla lettera ed allo spirito della legge 5/2014 e l’ennesimo regalo alle multinazionali, ACEA in primis, ed ai privati in danno dei cittadini del Lazio.