di Maurizio Semplice—-
La narrazione ufficiale descrive una Capitale rimessa in movimento grazie ai fondi del PNRR, alle opere del Giubileo, ai grandi programmi di rigenerazione urbana. Dietro questa rappresentazione, però, cresce un’altra Roma: quella dei comitati di quartiere, delle associazioni territoriali, delle assemblee per il diritto all’abitare e dei cittadini che contestano opere, metodi e priorità della Giunta. Non si tratta più di proteste isolate. Da Pietralata alla Garbatella, da Santa Palomba a Ostia, dai quartieri interessati dai nuovi interventi immobiliari alle aree che denunciano degrado e insicurezza, si sta formando un arcipelago diffuso di opposizioni. Realtà differenti accomunate da una convinzione: il Campidoglio ascolta più facilmente investitori, società sportive e grandi operatori che gli abitanti dei territori coinvolti. Ma ignorare questo fenomeno politico ormai evidente, non è più possibile. Infatti, quando in tutta la città nascono gruppi che si organizzano per essere ascoltati, il problema non è soltanto ciò contro cui protestano, il problema è il vuoto di rappresentanza che stanno cercando di riempire.
Gaza: gesti simbolici dopo mesi di silenzio
Di fronte alla tragedia di Gaza, la Giunta Gualtieri ha assunto una posizione pubblica solo dopo mesi di silenzio e di crescente pressione sociale. Mozioni, bandiera palestinese e manifestazioni di solidarietà sono apparse tardive ai movimenti, che contestano al Campidoglio di non aver messo concretamente in discussione i rapporti istituzionali ed economici con soggetti israeliani.
Una rigenerazione urbana sempre più simile al cemento
Dallo stadio della Roma a Pietralata agli ex Mercati Generali, numerosi progetti vengono presentati come interventi di rigenerazione, ma sollevano dubbi su consumo di suolo, traffico e prevalenza degli interessi privati. I comitati chiedono servizi, edilizia accessibile, verde e spazi sociali, denunciando una partecipazione spesso ridotta a un passaggio formale, incapace di modificare realmente le scelte.
Sicurezza: la distanza tra i dati e i quartieri
Mentre la Giunta rivendica risultati e interventi straordinari, molti quartieri continuano a segnalare degrado, scarsa illuminazione, strade dissestate e carenza di presìdi. Il rischio è infatti quello di concentrare risorse sul centro, sugli eventi e sulle aree maggiormente visibili, lasciando irrisolta l’insicurezza quotidiana vissuta in molti quartieri periferici, che non può ridursi a pattuglie e “zone rosse”, né allo spostamento delle marginalità.
Una Giunta efficiente per chi?
Gualtieri ha costruito la propria immagine sulla competenza amministrativa e sulla capacità di sbloccare opere rimaste ferme per anni. Ma l’efficienza non è un valore neutro: dipende dagli obiettivi che persegue e dagli interessi che sceglie di privilegiare. Una città può aprire molti cantieri e diventare contemporaneamente meno accessibile per chi vi abita. Può attirare capitali e perdere residenti. Può riqualificare aree e trasformarle in luoghi economicamente inaccessibili. Può aumentare il valore degli immobili senza migliorare la qualità della vita dei quartieri. Il punto debole della Giunta Gualtieri non è dunque l’assenza di una strategia. Al contrario, una strategia sembra esserci: grandi opere, attrazione degli investimenti, valorizzazione immobiliare e centralità degli eventi internazionali. Ciò che manca è una discussione pubblica reale su chi debba beneficiare di questa trasformazione. Roma non può essere amministrata come un catalogo di progetti da presentare agli investitori. È una città abitata da persone che chiedono case, trasporti, sicurezza, verde, servizi e il diritto di intervenire sulle decisioni che cambieranno i loro quartieri. In definitiva la vera inefficienza della Giunta è non comprendere che una città trasformata senza ascoltare chi la abita non è una città modernizzata, ma una città espropriata delle proprie scelte.
