di Barbara Tamanti—-
Il grido di allarme delle famiglie degli alunni con disabilità nelle scuole diventa sempre più forte e costante: ogni anno scolastico inizia senza un livello dignitoso di assistenza, indispensabile per supportare la legge sull’integrazione scolastica, una delle più importanti conquiste italiane degli ultimi decenni.
Secondo i professionisti, da quando la legge è in vigore, questi alunni hanno fatto notevoli progressi: stare a contatto con i coetanei consente loro di sviluppare competenze straordinarie e con maggiore rapidità, grazie alla convivenza, all’imitazione e al desiderio di stare insieme.
Prima di questa legge, i bambini con disabilità erano relegati in scuole speciali, costretti a restare a casa o, nei casi più estremi, in strutture specifiche.
Negli anni, si è dimostrato che anche gli alunni cosiddetti “normodotati” traggono beneficio da questa inclusione: imparano a relazionarsi con compagni con bisogni differenti, contribuendo a una generazione più consapevole e sensibile.
Tuttavia, l’applicazione di questi principi è spesso ostacolata dai costi: garantire pari opportunità a tutti richiede investimenti significativi. Docenti di sostegno e assistenti scolastici affiancano l’alunno con disabilità per la partecipazione alla vita scolastica, alle gite, alle escursioni e, persino, ai campi scuola. Sempre più frequentemente, invece, arrivano segnalazioni di riduzioni di orario e di esclusioni da attività come le uscite, dovute alla carenza di personale dedicato.
Impedire a un alunno di partecipare pienamente alla vita scolastica è un vero abominio, profondamente ingiusto, soprattutto dato che la legge garantisce loro uguali opportunità, a meno che non sia la famiglia a richiedere modalità di partecipazione diverse.
Il numero di docenti di sostegno è da sempre insufficiente rispetto alle reali necessità. Quanto all’assistenza gestita dai comuni, si tratta di impegni di spesa puramente economici, stabiliti dalle decisioni politiche di ogni amministrazione. Esistono inoltre fondi regionali a cui poter accedere, ma non sono mai sufficienti
Che cosa sta accadendo alla scuola pubblica? È diventata una vera e propria azienda, costretta a bilanciare i conti senza margine di flessibilità, mentre ogni istituto richiede maggiore assistenza. La presenza di personale dedicato favorisce una sana integrazione e supporta le classi che accolgono alunni “H”.
E allora, quanto vale inserire ogni cittadino in un contesto scolastico stimolante? Quanto vale insegnare ai più piccoli a relazionarsi con compagni più fragili?
Una ricchezza immensa! Saranno loro i cittadini di domani, portatori di conoscenze e abilità, ma anche di umanità e sensibilità. Senza queste doti, la società rischia di diventare fredda e calcolatrice, incapace di rispondere ai bisogni delle persone.
Per formare generazioni davvero capaci, è essenziale investire nei primi anni di vita e nei fondamentali anni di formazione. Al contrario, ignorare che ogni intervento scolastico ha conseguenze sul futuro significa trasformare le nuove generazioni in semplici macchine da lavoro.
