di Irene Massimi*—-
Ad oggi, la gestione di Talete nel nostro comune non ha prodotto gli effetti sperati. La situazione delle condutture resta precaria e problematica, con ingenti dispersioni e, cosa ancora più grave, conseguenti contaminazioni. Siamo ormai abituati alle ordinanze di non potabilità che vengono emanate in diversi quartieri della città. Questa situazione richiede risposte concrete, sia sul piano della qualità dell’acqua sia su quello dei costi sostenuti dai cittadini.
Una qualità dell’acqua che richiede attenzione
È un fatto accertato da anni che la qualità dell’acqua nel nostro territorio richieda un’attenzione particolare, a causa dell’elevata concentrazione di arsenico e fluoruri. Siamo consapevoli che, nell’Italia centrale, la nostra provincia registra un primato per quanto riguarda le morti per tumore. Le cause, chiaramente, sono di natura ambientale, considerando che possiamo escludere quelle legate all’industrializzazione. Per questo chiediamo che vengano adottate le proposte dei medici ISDE relative alla decontaminazione dell’acqua dall’arsenico mediante una membrana porosa bioispirata. La soluzione è stata presentata dal professor Mancuso dell’Università della Calabria, titolare dello studio sulle membrane. Chiediamo inoltre la mappatura delle fonti esistenti nella provincia, così da individuare quelle da cui sia possibile captare acqua priva di arsenico, come indicato dagli studi dell’Università della Tuscia.
La crisi di Talete e il silenzio delle istituzioni
Talete si trova in una situazione di grande crisi. Fino ad oggi, né la sindaca di Viterbo né il presidente della Provincia hanno fornito risposte adeguate ai disservizi. Questo silenzio non può continuare. Sappiamo che è stata nominata un’amministratrice a tempo, la dottoressa Graziotti, ma noi cittadini abbiamo bisogno di risposte precise e di impegni concreti. Per quanto riguarda il ciclo delle acque, ribadiamo la nostra scelta a favore della gestione pubblica. Riteniamo infatti che possa rappresentare l’unico modello in grado di garantire l’accessibilità, attraverso costi ridotti, e la salubrità dell’acqua.
No all’ATO unico regionale e all’ingresso di multinazionali
Siamo contrari all’alternativa indicata dalla proposta di legge 206/2025 per la costituzione di un ATO unico regionale, che prevede il subentro della multinazionale ACEA. Per sua natura, una multinazionale mira alla ridistribuzione di circa l’80% dei profitti tra i soci. Questo modello non risponde all’interesse dei cittadini e non garantisce che le risorse vengano reinvestite interamente nel miglioramento del servizio e della rete idrica. Per il futuro chiediamo quindi che il sindaco di Viterbo assuma un ruolo attivo alla costituzione di una nuova forma di ATO, per la gestione delle acque relativa al distretto idrografico, coinvolgendo tutti i comuni della provincia. L’obiettivo deve essere l’avvio di una procedura innovativa per una gestione interamente pubblica, che escluda completamente la partecipazione di multinazionali o fondi privati e reinvesta tutti gli utili nella rete.
Bollette aumentate del 60% in pochi anni
Una nostra concittadina, ci ha inviato un piccolo schema per farci comprendere quanto sia aumentato il costo dell’acqua nel comune di Viterbo:- Siamo una famiglia di due persone e consumiamo mediamente 26 metri cubi a trimestre. Non abbiamo mai superato i consumi previsti di 116 metri cubi annui e, pertanto, le nostre bollette oscillano tra la fascia 1 e la fascia 2. A parità di consumo, pari a 26 metri cubi a trimestre, abbiamo pagato: – nel 2022, una bolletta di 65 euro; – nel 2023-2024, 76 euro; – nel 2025, 92 euro; – nel 2026, 104 euro. È evidente che le nostre bollette siano aumentate del 60%. Attualmente Talete, nelle sue fatture, stima la media annua dei nostri consumi in circa 360 euro. Tuttavia, a questa cifra bisogna aggiungere il costo dell’acqua in bottiglia che acquistiamo quotidianamente per bere. Considerando un consumo minimo di un pacco da sei bottiglie a persona ogni settimana, per 52 settimane e a un costo di circa 2,40 euro a pacco, per due persone la spesa aggiuntiva ammonta a circa 250 euro all’anno. Sommando il costo dell’acqua erogata da Talete e quello dell’acqua in bottiglia, arriviamo a una spesa superiore ai 600 euro all’anno per una famiglia di due persone.
Per i Viterbesi tutto questo è inaccettabile, soprattutto se rapportata a un servizio caratterizzato da disservizi, dispersioni, ordinanze di non potabilità e preoccupazioni sulla qualità dell’acqua. Per questo chiediamo risposte, trasparenza e impegni concreti. La gestione del ciclo delle acque deve tornare a essere orientata esclusivamente alla tutela della salute e dell’interesse pubblico, con investimenti nella rete e senza la partecipazione di multinazionali o fondi privati. La nostra provincia ha bisogno di una gestione pubblica, efficiente e capace di garantire acqua sicura, accessibile per tutti.
* Segretaria del circolo del PRC di Viterbo
