di Francesca Malara—-

Domenica 27 ottobre la Casa del Popolo di Monterotondo, associazione territoriale di cui fanno parte persone, associazioni e partiti politici compreso il partito della Rifondazione Comunista, ha dato vita al primo di una serie di incontri informativi e di divulgazione, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti indesiderati e pericolosi del disegno di legge Piantedosi, il cosiddetto  “decreto sicurezza”. 

Tra i contributi di alto livello, sia in termini di conoscenza della materia giuridica, sia in termini di attivismo nelle lotte territoriali, abbiamo ascoltato con grande interesse l’intervento dell’avvocato Cesare Antetomaso, dei Giuristi Democratici, il giornalista Alberto Fazolo, gli attivisti Francesca Malara del Social Forum Abitare e il sindacalista dell’USB Massimo Pedretti. Partendo dall’analisi più dettagliata del DDL, ci sono stati descritti i punti che mettono più a repentaglio la democrazia di questo Paese. Riassumiamo qui i cambiamenti più allarmanti che potrebbero mettere in discussione i principi costituzionali sui quali si fonda il nostro paese, tanto che uno dei passi più decisivi che dovremo fare sarà dimostrare la sua natura incostituzionale. Analizzando per grandi linee un disegno che, oltre ad essere “fascistissimo” presenta in sé, forse volutamente, delle crepe normative e delle superficialità che lasciano pensare che volutamente sia stato scritto in maniera grossolana per poter dare spazio all’interpretazione soggettiva, aspetto che nell’applicazione del diritto sappiamo quanto possa essere pericolosa.

  • Il ddl Sicurezza ha l’obiettivo di impedire la protesta e la mobilitazione per la difesa dei diritti estendendo, forse per la prima volta, il reato anche ad azioni o gesti soggettivi che non riconducono ad un atteggiamento violento. Ogni forma di disobbedienza civile, anche pacifica e non violenta sarà punibile in quanto reato da 2 a 6 anni. Anche rispondere male ad un pubblico ufficiale sarà un reato, per questo ascrivibile al codice penale, insomma viene infranto il limite che considera il reato a partire da comportamenti o atti violenti. Le forme di protesta civile contro il sovraffollamento delle carceri o contro le condizioni nei CPR o nei Cie, saranno considerate rivolta.
  • Si puniscono i movimenti per il diritto alla casa perché il ddl equipara l’occupazione di un immobile di proprietà altrui all’occupazione di immobili vuoti, dismessi, anche di proprietà dello Stato. Inoltre, verranno puniti anche i picchetti anti sfratto, le collette, il volantinaggio, insomma qualsiasi iniziativa a sostegno degli occupanti, la pena è vergognosa: da 2 a 7 anni, la stessa pena che viene comminata per il reato di omicidio stradale o omicidio colposo sul luogo di lavoro!
  • Si introducono misure repressive nei confronti dei giovani come il daspo urbano, si criminalizza ulteriormente l’uso della cannabis light, diventa reato penale il blocco stradale o ferroviario, aggravato se si protesta contro un’opera pubblica, ci chiediamo cosa succederà se qualcuno andrà a protestare davanti ai cantieri del ponte sullo stretto?
  • Con il decreto le forze dell’ordine avranno la possibilità di possedere armi private e di utilizzarle anche quando non saranno in servizio, ma potranno anche usufruire di un fondo fino a 40.000 euro da utilizzare per le spese legali in caso di denuncia da parte di qualsiasi cittadino.

Questi tra gli aspetti più preoccupanti, è chiaro che si tratta di un intento intimidatorio/repressivo nei confronti di chi si pone da sempre a difesa dei diritti umani, è un disegno di legge che rischia di cambiare per sempre l’assetto umano e solidaristico della nostra democrazia. Per la prima volta si introduce forse il reato di solidarietà, ma noi faremo di tutto per opporci all’approvazione in Senato, cercando di sollecitare un’opposizione che è stata finora troppo senziente nei confronti di tale aberrazione.  Ci siamo ritrovati in piazza per capire meglio, per studiare e farci forti del nostro sapere, con la consapevolezza che superando le frammentazioni e le sottili differenze che ci caratterizzano, insieme potremo studiare e organizzarci per nuove forme di protesta, insieme potremo coordinarci con quei pezzi di società e con quelle vertenze che nessuno potrà mai indebolire. Forse, ora più che mai, dobbiamo ritrovare la capacità di reagire e passare all’offensiva, consapevoli che questo Stato fascista forse si sente più debole di quanto faccia vedere nella sua propaganda se l’unica cosa che riesce a fare è attaccare le parti forse più minoritarie ma più reattive della società. 

Quanto sta accadendo ci stimola a lottare ancora di più, per questo intendiamo convocare delle assemblee permanenti, fare rete e alleanze con i giuristi, allargare il consenso a quei pezzi di società che non si sentono toccati dal decreto, perché siamo convinti che la sicurezza non la facciano le pene più dure o le armi o i manganelli, magari la sicurezza la fa l’occupazione di uno stabile vuoto che viene trasformato in progetto sociale, che diventa un polo culturale, che sia un presidio educativo, la sicurezza la fanno le città in cui la prossimità, la coesione ela solidarietà contribuiscono ad abbattere le disuguaglianze economiche e sociali.