di Giulia Pezzella—-
Per San Valentino le associazioni che da anni si stanno occupando della questione Forlanini si sono date appuntamento davanti all’ospedale alle 7:15.
Ci sono elementi che accomunano le diverse organizzazioni che, tutte, denunciano un uso scellerato e privo di senso del patrimonio pubblico.
La vicenda è nota: il Forlanini, ospedale nato come sanatorio e diventato subito modello per gli architetti internazionali, è diventato nel tempo un polo d’eccellenza per diverse specializzazioni mediche ed è stato smantellato insieme alla sanità pubblica fino a essere svuotato e abbandonato.
Di fronte alle proteste dei cittadini la Regione Lazio, proprietaria dell’immobile, ha dichiarato che l’immobile aveva costi troppo elevati di adeguamento alle norme di sicurezza attuali (certo, se non fosse stato dismesso gli interventi sarebbero stati ben diversi). In altre parole si sosteneva che l’operazione sarebbe stata non conveniente dal punto di vista economico (certo, perché ormai la salute è una merce!).
Ma allora ci si chiede come mai una fondazione importante come quella del Bambino Gesù lo voglia a tutti i costi per farne, si dice, il più grande polo oncologico pediatrico d’Europa. Non si capisce perché, essendo stato appurato che gli ospedali strutturati in blocco unico sono economicamente più sostenibili, non si sia pensato di spostare il San Camillo che riduce e chiude i posti letto nelle sue diverse palazzine continuando a inzeppare tutto nella “piastra centrale”. Leggendo le notizie (sempre poche, ovviamente) una cosa appare certa: per aggirare gli ostacoli normativi sarà sempre un ente pubblico a sostenere le spese di ristrutturazione. E poi, una volta finito, lo consegnerà in affitto alla Fondazione Bambino Gesù, a che prezzo per ora non è dato sapere.
Al bar, la gente del quartiere commenta: Roma è ancora papalina!
