di Roberta Cecili—-

Roma 30 ottobre 2024: durante il suo intervento all’assemblea di Confindustria Assoimmobiliare, il Sindaco di Roma dichiara che “nella Capitale si vive un’emergenza per mancanza di case, in ragione di almeno 70 mila alloggi mancanti di edilizia residenziale pubblica, sociale e studentati”e che questo gap va recuperato al più presto. 

L’analisi del primo cittadino di Roma non si ferma, però, solo all’emergenza “case” ma evidenzia soprattutto l’esigenza di una completa rigenerazione urbana individuandola all’interno di in un perimetro di 11 kmq che interesserà il riutilizzo di 4 milioni di mq di edifici per un valore aggiunto di 22 miliardi di euro, progetto che porterà 40 miliardi di “benefici sociali”. Insomma una cosa che negli ultimi decenni non si era mai vista e che Gualtieri pensa di sviluppare attuando il Piano regolatore generale (mancante da 15 anni) che intende far approvare dall’Assemblea Capitolina durante il mese di novembre. Ma una mano il Sindaco la tende anche agli “immobiliaristi” che non possono non essere coinvolti in questo progetto, come ha dichiarato, durante il suo intervento, il presidente di Assoimmobiliare, Davide Albertini Petroni, dichiarando che loro “saranno presenti ed attivi  nelle fasi di  rigenerazione urbana al fine di assicurare un’edilizia moderna, efficiente ed inclusiva e  che sia nelle disponibilità di tutte le fasce di reddito e di età presenti sul territorio.

Tutto ciò premesso resta però da individuare su quali linee di azione si muoverà Roma per realizzare questo nuovo Piano, in sintesi quali le azioni che seguiranno a queste dichiarazioni che non vorremmo restino solo i desiderata di Gualtieri. Due le cose che, secondo noi, hanno invece bisogno di essere risolte immediatamente: dare un’abitazione a coloro che vivono nelle occupazioni, iniziare un progetto di recupero di edifici dismessi per convertirli in edilizia residenziale pubblica (ERP):

Sembra invece che il progetto Gualtieri sia non solo di lungo periodo ma anche tutto teso a dare la solita mano ad una politica che sostanzialmente irrobustirebbe soprattutto il settore immobiliare privato sia in termini di nuove edificazioni che in quelli di recupero di patrimonio esistente. Paradigmatici di come si muove, invece, il Comune di Roma, sono gli interventi di riqualificazione in zona Montagnola/Cristoforo Colombo, riguardanti la vecchia Fiera di Roma e il palazzo conosciuto come “bidet”, che destinano alla prima una quota minoritaria di abitazioni destinate all’housing sociale (che non è ERP!) e hanno previsto per  il secondo (già venduto all’asta) la riconversione in  un albergo a 5 stelle, sicuramente non destinato ai “senza casa”.

In questa situazione di stallo che vede, inoltre, anche l’emergere sempre di più del fenomeno dell’iperturismo, che determina un utilizzo a scopo essenzialmente turistico (B&B) di un patrimonio immobiliare destinabile ad affitti lunghi, la carenza di disponibilità di case ormai è sotto gli occhi di tutti, ragion per cui va deciso se si vuole investire soprattutto  su questa nuova tipologia di speculazione edilizia, dettata dal turismo di massa, oppure dare risposte concrete all’emergenza abitativa che riguarda i residenti. Per questo aspettiamo con curiosità le risposte che il nuovo Piano Regolatore darà (se le darà) considerando che resta da attuare quasi completamente (lo diciamo ormai da mesi!) il Piano Casa 2023.

L’unica rigenerazione urbana possibile passa per risposte concrete, quelle che 18.600 famiglie richiedenti un alloggio popolare attendono ormai da tempo, a fronte dei soli 86 alloggi che Ater ha assegnato negli ultimi mesi.