di Silvio Marconi—-
Nel pomeriggio del 30 luglio si è svolta a Roma una interessante iniziativa, a cura di alcune organizzazioni di solidarietà con la Palestina, per denunciare il genocidio israeliano in atto in Palestina e le complicità e ambiguità anche italiane.
Si è iniziato con un presidio ed alcuni interventi dinanzi alla FAO, dove tra l’altro e’ stato evidenziato l’inqualificabile atteggiamento del Comune di Roma che, a differenza di altre grandi città italiane (come Torino, Napoli, ecc.) e diversi altri Comuni e perfino alcuni Municipi della stessa Capitale, rifiuta di riconoscere lo stato di Palestina e di recidere i molti legani anche economici (come quelli dell’ACEA con l’azienda israeliana che rapina l’acqua palestinese) del Comune di Roma con gli autori del genocidio.
Oggi stesso, ad esempio, per bloccare la discussione di una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle sulla questione, si è fatto mancare il numero legale dopo le votazioni su emendamenti al Bilancio.
Dopo gli interventi, molte decine di veicoli, di biciclette, di moto, addobbati con bandiere palestinesi e kefieh con a bordo oltre 250 cittadine e cittadini romani e palestinesi si è mossa suonando i clacsons. Mentre i partecipanti usavano fischietti e battito sulle pentole per “rompere il silenzio suk genocidio israeliano”, lungo un percorso che, snodandosi da Viale Aventino a Piazzale Ostiense, a Piazza Re di Roma, al Pigneto ed infine a Piazza Sempione, dove si sono svolti vari interventi, ha traversato una ampia zona della città, richiamando l’attenzione di passanti e residenti assai più che in certe altre iniziative svolte in luoghi (come il Pantheon) frequentati prevalentemente da turisti e quindi incapaci di “parlare” a chi a Roma vive, che dovrebbe essere invece sempre il principale destinatario.
Tante e tanti dai marciapiedi e dai balconi hanno applaudito, fotografato, fatto il segno della V di “Vittoria” usato dai Palestinesi, risposto coi clacsons ai clacsons mentre alcuni hanno esposto a balconi e finestre bandiere della Palestina.
Una bella iniziativa che andrebbe ripetuta in quartieri popolari (come quelli dei quadranti Sud-Est e Nord della Città) e, dato il periodo attuale, anche sul lungomare di Ostia, magari anche con una maggiore partecipazione di Associazioni e Sindacati e forze politiche oggi non adeguatamente presenti.
