di Loredana Fraleone—-
Preparata in pochissimi giorni, la manifestazione di piazza Barberini è andata al di là delle previsioni, a riprova che esiste chi ha le idee chiare sul significato vero della parola pace. Era doveroso, a fronte della manifestazione convocata dal guerrafondaio Serra, mostrare che c’è anche chi considera il riarmo una minaccia per la pace. Una parola scomparsa, nel suo significato concreto, dal vocabolario del PD e dei suoi satelliti, che non si dividono sulla prosecuzione dell’invio delle armi all’Ucraina, ma sull’idea di come riarmare l’Europa.
La piazza voluta da Michele Serra è stata caratterizzata da un calderone di posizioni, che come per la CGIL e L’ANPI sono state espresse con tutto e il contrario di tutto. Posizioni gravi, che sia per il sindacato che per l’associazione antifascista hanno costituito un trauma per molte e molti militanti e prese di distanza di realtà territoriali e individuali.
Sicuramente la disponibilità di più tempo, per organizzare piazza Barberini, avrebbe fornito un risultato ancora più positivo e allargato ad altri soggetti la partecipazione, comunque tale da non dover essere oscurata dai media e in particolare dalle televisioni, che a reti unificate si sono guardate bene dalla trasmissione di immagini di una realtà divergente da tutte le forze politiche del centrosinistra e del centrodestra. Sarà importante che questa prima aggregazione prosegua si allarghi e si sviluppi per affrontare la fase pericolosa che stiamo vivendo, con il rischio di una guerra totale.
Dagli ultimi sondaggi la popolazione comincia a rendersi conto che il riarmo e la guerra non solo comportano morte e sofferenze fisiche e morali a chi combatte, ma anche sottrazione di risorse alla sanità, all’istruzione, ai servizi e ulteriori danni all’ambiente, in un’economia di guerra come quella che stiamo vivendo in Italia e in Europa.
