tratto dal sito della Federazione Europea dei Rangers – intervista a cura di Wiebke Bomas—-
Armando Di Marino dice che non ha mai lavorato: quattro decenni come guardia forestale non è stato un vero lavoro, ma una passione! Ha investito molto nel far crescere la consapevolezza verso l’inestimabile valore della natura con l’educazione ambientale.
Armando, come sei diventato una guardia forestale?
A 27 anni ho partecipato a un concorso pubblico per guardie forestali. Uno dei temi del concorso era la fotografia, che ho sempre amato. Ho vinto il concorso e sono stato assunto. Ho lavorato per circa 40 anni come guardia forestale nella Riserva Naturale del Lago di Vico, un’area protetta nel Lazio, istituita nel 1982.
Quali erano i tuoi obiettivi come guardia forestale?
Il mio obiettivo era proteggere la natura e incoraggiare a scoprire la bellezza del mondo naturale. In Italia le guardie forestali intervengono contro bracconaggio, pesca illegale, progetti edilizi illegali o abbattimento illegale di alberi, sono anche responsabili del monitoraggio e protezione di animali e piante, il soccorso di animali selvatici, la ricerca scientifica e la difesa civile.
Come sei entrato nel campo dell’educazione ambientale?
Si può cambiare il comportamento delle persone facendo loro capire che la natura deve essere rispettata. Per sviluppare la consapevolezza ambientale, dobbiamo iniziare con i più
giovani! Ecco perché ho incontrato studenti dai 3 ai 10 anni per condividere le mie esperienze e parlare della natura. Ho cercato di coinvolgere i bambini nel modo migliore e massimizzare la loro conoscenza e comprensione della natura. L’educazione ambientale è diventata la parte più importante del mio lavoro, fondamentale per salvare il nostro pianeta.
Come ti sei formato per l’educazione ambientale e quali tecniche hanno funzionato meglio?
Ho frequentato corsi e sviluppato tecniche per coinvolgere attivamente gli studenti. La migliore è farli divertire, far fare loro passeggiate nella natura, cosa che scatena emozioni e sensazioni. Per mantenere gli studenti coinvolti, ho adottato una tecnica di comunicazione antica ma molto efficace: il Kamishibai (teatro di carta), un’arte di comunicazione giapponese utilizzata da narratori dello scorso secolo.
Quest’arte della narrazione come ti accompagna ancora oggi?
Sono in pensione da un anno e continuo ad essere un ambasciatore del parco naturale per sensibilizzare gli studenti. Sono volontario in alcune organizzazioni, come Legambiente e Lipu, che lavorano per proteggere l’ambiente e gli uccelli selvatici.
“È un piacere far scoprire alle persone il canto degli uccelli, il fruscio delle foglie, l’odore della terra.”
Porto ancora i bambini delle scuole e persone con disabilità nei boschi; è un vero piacere far loro scoprire il canto degli uccelli, il fruscio delle foglie, l’odore della terra. Ci divertiamo molto e costruiamo rapporti di fiducia. Penso di aver seminato molto in questi anni, e alcuni semi stanno germogliando.
Quali sono i risultati ottenuti attraverso l’educazione ambientale?
Molti di quei bambini sono ora veterinari, agronomi, operatori forestali e biologi. Questo dà senso alla mia vita.
Quali consigli hai per le guardie forestali che fanno educazione ambientale?
Bisogna combinare l’educazione ambientale con le emozioni intense e con il divertimento, a differenza dell’approccio educativo tradizionale.
Quali condizioni per l’educazione ambientale delle guardie forestali vorresti vedere in futuro?
Vorrei vedere la fine di tutte le guerre. Oltre all’inestimabile sofferenza umana, le guerre hanno un impatto terribile sulla natura. E’ necessaria l’educazione ambientale nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche, con maggiore coinvolgimento degli insegnanti. Le guardie forestali possono fare alcuni incontri nelle scuole, ma non è sufficiente, l’educazione ambientale deve avvenire quotidianamente.
