di Germano Di Francesco—-

La questione dell’acqua pubblica sembrava chiusa con il referendum del 12 e 13 giugno 2011 nel quale oltre il 95% dei votanti si espresse ritenendo l’acqua un bene comune non mercificabile. Ovviamente il liberismo imperante in Italia ha fatto carta straccia della volontà popolare e la nostra acqua è un bene di mercato su cui i soliti noti, in particolare alcune multinazionali, fanno profitto.

Nel Lazio in particolare rimane totalmente inapplicata la Legge Regionale n. 5 del 4/4/2014 e quindi la gestione dei servizi idrici integrati negli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) è affidata ad aziende di diritto privato, seppur con una quota di capitale detenuta da enti pubblici, e quindi il cui scopo societario è il solito: fare utili anche in danno dei beni comuni in generale e dei cittadini in particolare.

Inoltre non è mai stata discussa in aula la proposta di legge 238/2015 contenente una perimetrazione degli ATO coerente con lo sviluppo dei bacini idrografici (quindi su basi geomorfologiche) anziché sui confini amministrativi che sono, a tutta evidenza, inadeguati.

Necessita ricordare che la massima responsabilità della gravissima situazione regionale è da attribuire a Nicola Zingaretti ed al PD che hanno governato dal 2013 al 2022.

Nelle prossime edizioni approfondiremo le situazioni di alcuni ATO che risultano particolarmente disastrose.