di Loredana Fraleone—-

Con grande enfasi il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ci spiega che grazie all’accordo firmato con le sigle sindacali, che rappresentano Medicina generale, da un lato ci saranno migliori risposte per i cittadini, dall’altro la valorizzazione del ruolo dei medici di base. La nuova situazione, definita trionfalmente una rivoluzione della sanità nel Lazio, darebbe piena operatività alle case di comunità.

L’accordo entrerebbe in vigore dal 1° ottobre prossimo, con l’attivazione delle Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) ossia strutture che dovrebbero coordinare l’attività dei medici di medicina generale per l’integrazione con le Case di comunità, operando al loro interno. La spesa per quella data prevede uno stanziamento di 50 milioni di euro in aggiunta alle risorse stanziate dal contratto nazionale.

Dal punto di vista contrattuale, per i medici di base, viene decantato un effettivo miglioramento economico, in cambio del quale sono richieste prestazioni che li vincola per sole 6 ore settimanali per 48 settimane l’anno, da prestare nelle Case di comunità (si era partiti con “almeno 6”, nell’accordo c’è scritto invece “al massimo 6”) e solo se non raggiungono i 1.500 assistiti, cosa che li esenta da tale impegno. Nella nostra regione sono almeno il 60% dei medici a superare tale soglia, per cui ne rimarrebbero un 40% a disposizione, per “al massimo” 6 ore settimanali.

Nelle Case di comunità, quindi, secondo la Regione Lazio, presteranno la loro opera medici di medicina generale, infermieri, specialisti e vari professionisti sanitari ma, e qui viene il bello, anche gli studi medici saranno riconosciuti  come sedi Aft, esterne alle Case di Comunità. Le sedi nuove o già esistenti potranno essere anche dotate di strumentazioni di primo livello: ecografi, elettrocardiografi e tanto altro.

E’ bene ricordare che i medici di famiglia non sono dipendenti pubblici e tanto meno i loro ambulatori, quindi mentre si chiudono consultori, piccoli ospedali, ambulatori pubblici e s’inaugurano Case di Comunità in numero insufficiente e per ora involucri vuoti, si crea un altro pezzo di sanità privata, ma ormai abbiamo scoperto  che privato non è affatto bello, è costoso e non accessibile a tutti.