di Loredana Fraleone—-

In questo momento lo sport in Italia sembra avere grandi successi, dal tennis al rugby, dalla pallavolo al basket, un po’ meno nel calcio, quello più seguito e amato, ma in crisi a detta degli esperti e dei risultati delle gare internazionali. Successi esaltati dai media, come fossero la rappresentazione di un’Italia in piena salute, senza pensieri e senza problemi. In realtà lo sport ad un certo livello e in tutti i settori è sempre più subalterno a grandi investimenti finanziari e quindi ad affari e profitti, e molto lontano da quella socialità che dovrebbe costruire. Nel calcio le squadre di serie A sono gestite da multinazionali e in altri settori da sponsor di grandi dimensioni economiche.

E’ anche un mondo contrassegnato da una realtà ancora prevalentemente patriarcale; chi ha sentito che nel calcio femminile la Roma è al suo quarto scudetto? Non ne parlano e non ne gioiscono neanche romanisti e romaniste tra i più accaniti. La parità di genere, anche nei principali settori dello sport, è lontana dalla sua piena realizzazione!

Per molti settori olimpici, vi è una crescente presenza delle Forze Armate, senza le quali ormai chi aspira ad una competizione di rilievo non ha alcuna speranza di accedere a gare di livello nazionale e internazionale.

Nel Lazio sono presenti i più numerosi gruppi sportivi delle Forze Armate e dei Corpi dello Stato, che sono organizzati presso centri situati prevalentemente a Roma, dove vengono allenati atleti e atlete olimpici e per gare di ogni livello. I gruppi sportivi delle Forze Armate presenti nella Capitale appartengono all’esercito, ai carabinieri, all’aeronautica, alla polizia di Stato, alle fiamme gialle.

Un fenomeno che è andato crescendo nel tempo, che offre lustro e un’immagine tranquillizzante di funzioni militari, che stanno assumendo purtroppo una connotazione sempre più distante dal dettato costituzionale. 

Certo se, come nella Grecia antica, le tensioni e i conflitti si arrestassero davanti alle gare sportive e lì si scaricassero, avremmo qualche possibilità di uscire da quella che ormai si caratterizza come una guerra permanente, una guerra guerreggiata da parte dell’Occidente nei confronti di molti paesi in tutti i continenti, per conservare un’egemonia ormai abbastanza compromessa, persino nello  sport, che, dovrebbe avere anche la funzione di costruzione pacifica delle relazioni tra i popoli, mentre sembra perdere sempre più questa dimensione a favore di quella di un “consumo”, al quale è difficile rinunciare.

Si rimane incantati di fronte a una bella partita, a prestazioni che ci fanno sentire parte di capacità competitiva e di vittorie, è innegabile, ci si distrae dai problemi quotidiani e dalle brutture di questa fase storica, ci si distrae, appunto.