Circolo Prc  Ceccano—- 

Il tonfo non è stato solo quello di un corpo che cade. È stato il tonfo di un sistema che crolla. La morte di un operaio edile di 66 anni, costretto a lavorare su un’impalcatura, non è un incidente, ma il tragico e prevedibile esito di scelte politiche deliberate. È un omicidio di stato, perpetrato da un sistema economico e previdenziale che ha trasformato la dignità in un lusso e la sicurezza in un costo sacrificabile.

Questo dramma rivela tutto il fallimento strutturale del nostro Paese.

Ezio, l’ operaio di 66 anni deceduto ieri a Ceccano dopo una caduta da un’ impalcatura, non era su quel cantiere per scelta, ma per ricatto economico. Pensioni insufficienti, costo della vita insostenibile e un Welfare State smantellato hanno costretto lui , e costringono  i lavoratori più anziani e vulnerabili, a performare lavori ad altissimo rischio. L’immagine di quasi 14.000 lavoratori over 65 attivi nei cantieri italiani (come da dati delle Casse Edili) è l’indizio di una crisi sociale mascherata da “longevità lavorativa”.

Il cuore dell’ingiustizia risiede tutto nella cinica classificazione del lavoro. Lo Stato, inspiegabilmente , definisce il mestiere edile come “gravoso” e non “usurante”.  E questa purtroppo non è solo una disputa semantica; è una discriminazione sui diritti.

Di fronte a queste tragedie, assistiamo puntualmente alle lacrime di coccodrillo e all’indignazione posticcia di quella stessa classe politica che, con riforme previdenziali al ribasso, ha costruito la propria fortuna sulla distruzione del diritto a una vecchiaia dignitosa e sicura. Chi ha privatizzato il rischio e indebolito le tutele non può oggi ergersi a difensore dei lavoratori.

La morte di Ezio , e tutte le altre, devono essere trasformate in un grido di battaglia. Non serve più soltanto scandagliare le normative sulla sicurezza spicciola quando è il sistema stesso ad essere insicuro. Bisogna reagire per cominciare a cambiarlo per davvero questo sistema. Chi si dice di  sinistra deve tornare a fare cose di sinistra, quindi dalla parte dei poveri e degli indifesi, dalla parte dei lavoratori e degli sfruttati, e non fare riforme per smantellare lo stato sociale per difendere i padroni e le multinazionali, e poi piangere per le vittime generate dalle loro scellerate politiche.

Dobbiamo tutti scendere in piazza per chiedere che non si spendano soldi per le armi ma che si incrementino i fondi per le pensioni e per una vera politica per la sicurezza sui luoghi di lavoro, per il welfare e per le famiglie e non per missili e mine antiuomo.

Siamo vicini alla  famiglia di Ezio e ci stringiamo al loro dolore. Noi faremo la nostra parte nelle lotte anche in sua memoria. Che la terra gli sia lieve .