di Giuseppe Carroccia—-
In questo paese nemmeno più all’ippica ci si può dare. La tormentata vicenda del più importante ippodromo d’Italia sta vivendo infatti una ennesima fase critica.
La società Hippogroup che gestisce l’ippodromo ha mandato una lettera di licenziamento ai 29 dipendenti a tempo indeterminato a cui vanno aggiunti i precari e un indotto molto più ampio.
Da tempo grava sulla società un contenzioso con il Comune di Roma che concerne l’aumento dell’affitto con conseguenti arretrati deliberato dalla giunta Raggi che rende difficile a chiunque prendere in gestione gli impianti. Infatti la gara è andata deserta e se non ci sarà un accordo l’ippodromo rischia la chiusura.
La paralisi delle attività ovviamente mette anche a rischio il lavoro di altre centinaia di lavoratori, fantini, allevatori stallieri ecc. La cosa paradossale è che Il volume di affari legato alle scommesse e alla bigliettazione supera i 20 milioni di euro, che tra l’altro porta nelle casse dello stato 2 milioni di euro.
Morto Proietti sarà difficile escogitare una mandrakata per risolvere la questione.
Nelle prossime settimane vedremo come si svilupperà la situazione, se si troverà un accordo ragionevole che salvaguardi l’occupazione, se Comune e governo smetteranno di rimpallarsi le responsabilità.
Anche negli anni precedenti le organizzazioni sindacali furono costrette a intervenire per scongiurare i licenziamenti. Un primo tavolo è convocato per il 7 novembre
Sarà necessario coinvolgere anche le associazioni animaliste visto che è in pericolo la sorte di 500 cavalli e l’equilibrio psicologico dei cavallari, scommettitori particolari, dalla vasta cultura equina, studiosi di tabelle, prestazioni, statistiche e imbrogli.
Può darsi però che questo che negli ultimi anni, persa la speranza nella trasformazione sociale, sembrava rassegnarsi a diventare un popolo di scommettitori, potrebbe finalmente trovare la forza e il coraggio per ribellarsi.
Scommettiamo che finirà così.
