di Daniela Alessandri—-
Domenica 13 aprile si è tenuto a Roma un incontro nazionale promosso da vari partiti, sindacati di base, associazioni pacifiste e studentesche.
Obiettivo comune è quello di costruire un fronte ampio, radicale e indipendente contro le politiche di guerra, il riarmo, la NATO e il genocidio in corso in Palestina. Da questo primo appuntamento si è aperto un percorso di mobilitazione che porterà a una manifestazione nazionale il 21 giugno a Roma, nei giorni del vertice NATO dell’Aia. Per prepararla, è stata convocata un’assemblea nazionale per il 24 maggio.
Bisogna, fin da subito, far crescere una piattaforma che sia inclusiva di tutte quelle realtà – partiti, comitati, associazioni, sindacati – che condividono il No al riarmo coniugato con i diritti sociali e la difesa dei salari. Occorre parlare al popolo della grande manifestazione del 5 aprile a Roma, a quel popolo che si è mobilitato non solo per dire No alla guerra, ma anche per ribadire il “giù le armi, su i salari!”, occorre includere l’associazionismo anche di tipo cattolico – ad esempio – e tutti coloro che sono contro l’esercito e la “difesa comune europea” , che sono per il disarmo generalizzato come unica prospettiva razionale e giusta per l’umanità.
La NATO, unica alleanza militare aggressiva al mondo, rappresenta il pilastro di un ordine globale suprematista, predatorio e guerrafondaio: è necessario ribadire la necessità dell’uscita immediata dell’Italia dall’Alleanza Atlantica e dello smantellamento delle basi e delle servitù militari presenti sul nostro territorio, per aprire una nuova stagione di neutralità attiva e cooperazione tra i popoli.
Centrale il sostegno alla lotta del popolo palestinese, la denuncia del genocidio in atto e la richiesta di boicottaggio e sanzioni contro Israele, con il pieno diritto al ritorno dei profughi e l’autodeterminazione di un popolo che resiste, nonostante la complicità criminale dell’Occidente.
La lotta contro la guerra deve significare anche redistribuzione radicale delle risorse: basta spese militari, sì alla riconversione sociale dell’economia. Vogliamo investimenti in sanità, scuola, formazione, lavoro, case, diritti. Vogliamo medici, non bombe. Case, non bunker. Borse di studio, non missili. Territori messi in sicurezza, non droni da guerra. Energia pulita, non ordigni atomici. Vogliamo produrre ciò che serve alla nostra gente e al pianeta, non strumenti di morte.
È stato inoltre rilanciato un forte NO al razzismo istituzionale, alle politiche di apartheid nei confronti dei migranti, e alla repressione del dissenso. Quanto accaduto il 12 aprile a Milano, unito alla recente approvazione del Decreto Sicurezza, conferma la deriva autoritaria in corso: la militarizzazione della società, la censura e il neofascismo strisciante vanno contrastati in ogni forma.
L’assemblea si è chiusa con l’invito alla mobilitazione per il 25 aprile, alla partecipazione alla manifestazione del 31 maggio contro il decreto sicurezza appena firmato da Mattarella (e con gli effetti che abbiamo già visto sulla manifestazione di Milano del 12.04 contro il genocidio in Palestina) e all’organizzazione di iniziative diffuse il 2 giugno, per trasformare la festa della Repubblica in una giornata di lotta contro il militarismo.
La maggioranza dei nostri popoli non vuole la guerra, non vuole armi. Vuole pace, giustizia sociale e ambientale, libertà e diritti.
