di Loredana Fraleone—-

“Ti ho visto lì per terra

 poi ti ha coperto il viso

 la giacca del padrone che ti ha ucciso.

T’hanno coperto subito

 eri ormai per loro da buttar via. “

 Così cantava Paolo Pietrangeli negli anni Settanta sulle morti dei lavoratori edili nei cantieri. Un fenomeno che nel Lazio continua a interessare la maggioranza delle morti sul lavoro, quasi cento complessivamente, con un incremento del 20% nel 2024, e incidenti spesso invalidanti che superano di gran lunga i 3.000.

Nel settore edile si sommano varie cause per questa strage quotidiana, che emerge soltanto nei casi più clamorosi, per poi essere dimenticata nell’arco di poche ore. La principale ovviamente riguarda le misure di sicurezza inadeguate o del tutto assenti, legata in gran parte però al fenomeno della proliferazione dei subappalti, che deresponsabilizzano l’impresa madre, oltre all’età troppo avanzata in cui gli edili possono andare in pensione, come si può notare da quella delle vittime coinvolte in incidenti mortali.

E’ l’avidità del profitto, che risparmia sulla sicurezza, utilizza lavoratori in nero poco esperti, ispira  riforme come quella sulle pensioni, commissionata a forze politiche che indipendentemente dalla collocazione nel centrodestra o nel centrosinistra fanno gli interessi delle imprese, anche quelle della Previdenza privata.

E’ ora di denunciare le ipocrisie, non basta che i cantieri del Giubileo siano sicuri (e ci mancherebbe), servono più controlli ovunque, ma anche leggi e contratti di lavoro che inchiodino le imprese appaltanti alla responsabilità verso i lavoratori delle ditte subappaltatrici, serve una riforma delle pensioni che torni a livelli accettabili, soprattutto per chi compie lavori usuranti e pericolosi.