di Giorgio Demurtas—-

Nella delibera n. 706 del 4 aprile 2023 della ASL RM5, era scritto che tra le opzioni terapeutiche per le persone con disturbo Depressivo Maggiore, (quel 30% di pazienti affetti dalla forma “persistente” e quel 3-4% affetti dalla forma “refrattaria”) che non rispondevano in maniera soddisfacente alle terapie, tra le altre opzioni si poteva ricorrere alla Terapia Elettro Convulsivante (TEC) cioè all’Elettroshock, insieme a farmaci stimolanti e altrettanto stimolanti interventi transcranici (rTMS). La lista dei centri italiani che praticano l’Elettroshock è abbastanza nutrita: gli Ospedali Civili di Brescia, il San Raffaele di Milano, la Casa di Cura Santa Chiara a Verona, la Clinica Baruzziana a Bologna, la Clinica Universitaria a Pisa, gli SPDC di Brunico, Bressanone, e Oristano.

Così alla fine anche la ASL romana si è dotata delle attrezzature adeguate e ha già trattato almeno 20 persone.                                                                                                                                              L’elettroshock, è stato inventato in Italia negli anni ’30 del secolo scorso, per il trattamento di alcune malattie psichiatriche, attraverso la somministrazione di scosse elettriche al cervello, che provocano convulsioni e grande sofferenza a chi le subisce.                                                                                                                                   

L’elettroshock è tornato ad essere usato nella Regione Lazio  a Colleferro.                          

Secondo molti studiosi: “La qualità degli studi a supporto della TEC è metodologicamente debole e spesso influenzata da pregiudizi. I miglioramenti osservati sono modesti e di breve durata, mentre i rischi, in particolare quello di provocare gravi deficit di memoria, ma anche, pur se poco frequente, di morte, sono significativi”. Secondo molti pazienti che lo hanno provato sulla propria pelle, l’elettroshock non cura la sindrome, ma uccide la volontà del paziente. C’è da chiedersi cosa è cambiato a cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, se è vero che la cordata degli psichiatri e ovviamente dei politici che richiedono l’aumento dei centri in cui praticare l’elettroshock è sempre più numerosa.

Nella delibera della RM5 hanno avuto un ruolo anche i parenti dei malati, attraverso la Rappresentante dell’associazione dei familiari presidente della Consulta DSM, che ovviamente si attaccano a qualsiasi “cura” in situazioni di comprensibile difficoltà, stante la carenza di alternative.                                                                                                                                                               Mentre il mondo della salute gira da un’altra parte, noi continuiamo a pensare come scritto negli anni ’70 nel Regolamento dei CIM di Perugia: “La salute mentale è connessa alla possibilità di dominare conoscitivamente e operativamente la propria condizione esistenziale e i processi che la determinano. La salute mentale non si identifica quindi con un codice di norme di comportamento, né con la pura e semplice assenza di malattia. Si tutela, non espandendo strutture e servizi psichiatrici, ma trasformando profondamente le condizioni e i significati della vita associata, in modo da realizzare rapporti umani e modelli socio-culturali che pongano il benessere dell’uomo quale valore primo e fondamentale… Si costruisce anche nell’ambito della lotta collettiva e individuale contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e contro tutti quegli ostacoli, materiali e culturali, che impediscono il pieno e critico dispiegarsi della personalità umana”.